24 nov 2011

Emergenza rifiuti a Roma: Cerroni e “Casalesi” nella scelta dei siti




QUESTI I DUE VIDEO CORRELATI ALLA WEB INCHIESTA de "la Repubblica dei Pomodori" su "Pummarolachannel"







“La Repubblica dei Pomodori” seguirà le vicende dell’emergenza rifiuti a Roma, precisamente dell’ultima “emergenza”: quella detta “per il superamento dell’emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma”.
Con questo articolo verranno riepilogati i passaggi fondamentali che hanno portato alla scelta dei siti, e verranno forniti dettagli esclusivi sulla vicenda di Corcolle.

MALAGROTTA E L’EMERGENZA “DELLA STAGIONE AUTUNNO-INVERNO” 2011
Lo stato d’emergenza proclamato dall’ultimo governo Berlusconi troverebbe giustificazione nella nuova procedura di infrazione aperta dalla comunità europea: la discarica di Malagrotta, al centro di numerose vicende giudiziarie ( l’ultima in cui è indagato Francesco Rando per i tumori nella zona che potrebbero essere collegati alla discarica ) , infatti non rispetta le direttive europee del 1999 e quelle nazionali del 2003 che le recepiscono: i rifiuti devono essere trattati in maniera adeguata prima di essere ammassati in discarica, inoltre i cittadini hanno denunciato alle autorità europee e non tante altre situazioni anomale come il fatto che i rifiuti non siano adeguatamente coperti e isolati . L’ultima scadenza per la chiusura sarebbe dovuta essere il 2007, ma dopo una serie di denunce alla e contro la commissione europea, dopo proroghe che si sono succedute per anni e dopo l’ultima che, secondo la promessa irrealizzabile della Polverini sarebbe anche quella definitiva (ed è stata perfino smentita dallo stesso prefetto ) , dopo i commissariamenti dell’imputato nell’indagine di Lady Asl Marco Verzaschi e dell’ex presidente Marrazzo, antesignani del “distratto” Giuseppe Pecoraro, dopo le proroghe chieste da Veltroni e Alemanno, il polo dei veleni di Malagrotta è ancora lì ed è lontano dal diventare un “parco naturale”.

La situazione critica di Malagrotta esiste da sempre, ma tutti hanno fatto finta di non vederla: lo spauracchio dell’immondizia per strada e il non intraprendere politiche serie per la raccolta differenziata sono degli strumenti ottimi per creare emergenze irrisolvibili, che continueranno a far smaltire rifiuti contrariamente a quello che ci impone l’unione europea, ma anche quello che ci consiglia il rispetto per l’ambiente e il comune buon senso:
il governo ha dichiarato lo stato di emergenza per ovviare a questa situazione sulla quale si sarebbe dovuti intervenire prima e sulla quale si interviene non adeguandosi ai principi che vorrebbero standard di differenziata quattro volte quelli attuali, ma creando due nuove Malagrotta (precisamente 163 ettari per Corcolle San Vittorino e 50 ettari per Riano).

Il governo conferisce a Pecoraro i poteri straordinari di scegliere dei nuovi siti, in maniera emergenziale e quindi in deroga alle normative, limitando la sua scelta a uno studio della regione Lazio  che, come denunciato dai verdi, risulta nella parte in cui si analizza il sito di Quadro Alto,  “scopiazzato” da una precedente proposta sul sito di Riano, un progetto ideato dal Colari di Cerroni


LA SCELTA DI RIANO: UN PIACERE DOVUTO A CERRONI


Manlio Cerroni ha fiuto per gli affari, soprattutto quelli che puzzano: nell’intervista rilasciata a Rainews e presente nel video su Pummarolachannel, intervista precedente alla scelta dei siti, il presidente del Colari aveva infatti espresso delle preferenze. Una era quella di “Monti dell’Ortaccio” che, almeno per adesso, è stata scartata. Era però favorevole al sito che poi, casualità, sarebbe stato scelto da Pecoraro e dal suo “staff”, della “Procoio Vecchio Srl”, e anche a quello che si trovava a poca distanza in località “Procoio Vecchio”. Per questo, afferma nell’intervista, aveva già contattato il proprietario, il principe Boncompagni-Ludovisi, contando sul grande “intuito” suo e dei suoi collaboratori; casualità o abilità, il sito doveva ancora essere scelto, e lui già aveva contattato il principe azzeccandolo: quei tre terreni erano stati "opzionati" dal Colari.



L’11 ottobre 2011 il prefetto e commissario straordinario, Giuseppe Pecoraro, veniva ricevuto dalla commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti: al momento delle dichiarazioni sulle proprietà dei due siti, la registrazione della seduta veniva secretata, ma nel resoconto stenografico appare quello che  Pecoraro ha detto. In particolare mostrava perplessità riguardo alla situazione di Riano: perplessità che di fronte alla commissione sono state “risolte” da Manlio Cerroni pochi giorni dopo quando dichiarò di aver acquistato, tramite il consorzio da lui presieduto, i terreni dalla Procoio Vecchio Srl. Nella stessa seduta infatti la commissione aveva ricevuto una comunicazione dal prefetto Pecoraro, che precedentemente aveva promesso “i nomi dei proprietari li ho in ufficio, ve li farò avere per iscritto”: nella comunicazione il prefetto spiegava che in data 13 ottobre la proprietà risultava alla Procoio Vecchio Srl, rappresentata da Nicolò Nasalli Rocca di Cornelia e di proprietà di Ignazio Maria Boncompagni Ludovisi.


Mentre Cerroni si sentirà autorizzato a realizzare la discarica in quanto proprietario del sito, in quanto ha addirittura già stipulato un contratto che prevede delle percentuali sui rifuiti smaltiti da versare alla società del principe , Pecoraro ha dichiarato che procederà con l’esproprio e affiderà i lavori tramite gara e Cerroni ha annunciato che impugnerà l'eventuale bando: si prefigura così una nuova battaglia legale dell’avvocato Cerroni che dovrà fare la discarica oppure dovrà essere “risarcito”.

DISCARICA A CORCOLLE: CHI C'è DIETRO?

Come accennato all’inizio, questo articolo vuole approfondire la vicenda delle proprietà di Corcolle: è bene sottolineare da subito che si parlerà di “due” proprietà e non solo di quella menzionata da “Il Fatto Quotidiano”  e da “Il Sole 24 Ore”(intitolato “C’è chi vuole la discarica a Corcolle” ), ma anche quella menzionata nella lettera succitata inviata dal prefetto alla commissione e di cui parla Cerroni nello stesso incontro della “commissione ecomafie”: quella di Simon Pietro Salini. Le proprietà si trovano, rispettivamente, in via Zagarolense e via Polense.

Due paradisi fiscali (La Svizzera e il Liechtenstein), due cave vicine e già autorizzate per rifiuti inerti di metro e complanari che si configurano come la futura Malgrotta , due imprese con un nome diverso ma con gli stessi “attori” in odor di mafia casalese (Alessandro Botticelli e Nicoletta Botticelli, il padre Claudio e la madre Maria Teresa Simari legati al sedizioso ambasciatore commerciale di Venezuela e Liberia, Massimo Anastasio di Fazio) a gestire le cave, e un prefetto-commissario che sembra non saperlo e nega qualunque possibilità di contatto dei proprietari con la criminalità organizzata davanti alla commissione presieduta da Gaetano Pecorella, due agriturismi che ospiteranno discariche, e un sito che per un’infinità di motivi non dovrebbe ospitare una discarica, i più importanti la vicinanza a Villa Adriana (sulla quale si è recentemente espressa l’UNESCO che tutela il bene ) e la presenza di falde acquifere.

Su via zagarolense si trova un agriturismo, di cui si è parlato ampiamente dopo la pubblicazione dell’articolo de “Il Sole 24 Ore” succitato: “Il Castello di Corcolle Srl” è per l’80% di Manuela Terzaghi Planner, il 5% del marito, Giuseppe Piccioni, e per il resto ai loro figli. La società gestisce l’agriturismo per conto di una fiduciaria svizzera, che risulta proprietaria dei terreni su cui sorgerà la discarica e su cui si trova una delle due cave del sito “Corcolle-San Vittorino”. Secondo quanto affermato dal presidente dell’VIII municipio Massimiliano Lorenzotti nella commissione sul traffico illecito dei rifiuti  la cava avrebbe dovuto ospitare, con un’autorizzazione concessa dal 2008, rifiuti inerti del gruppo “Toto Costruzioni” che sta svolgendo i lavori sulle complanari dell’autostrada. Inoltre la società svizzera, la “Brixia Verwaltungs Ag”, come spiegato dal quotidiano, aveva dato in affitto alla “Gm Pozzolana srl” la cava che stava ultimando un deposito di stoccaggio per rifiuti inerti.

I rappresentanti della Brixia Verwaltungs Ag sono Andrea e Manuela Terzaghi Planner (del castello di Corcolle): la società ha dato in affitto circa 25 ettari dei territori della futura discarica, pochi giorni prima che scoppiasse l’emergenza, all’ "Ecologia Corcolle Srl": una società costituita il 6 luglio con 10 000 euro di capitale sociale e proprietari il Giuseppe Piccioni del castello di Corcolle insieme ad Alessandro e Nicoletta Botticelli.

Ma chi sono questi Alessandro e Nicoletta Botticelli lo spiegano bene le cronache pontine, oltre a due inchieste di Andrea Palladino apparse su “Diario” nel 2009 , e l’ultima su “il Fatto” posteriore all'articolo del Sole 24 ore sulla Brixia: sono i figli di Claudio Botticelli, un imprenditore di Aprilia impegnato nel settore dei rifiuti con la sua famiglia tramite varie società, la principale è il “Gruppo Asea Srl”.

La famiglia Botticelli è stata ed è al centro di varie indagini della magistratura: una riguarda la cava “Silver” di Fondi in località “Le Molelle”, e un’altra la cava di basalto a Lanuvio in località Pietrara.

I Botticelli si fiondano nel comune di Fondi nel 2006: la loro società, l’Asea, avrà un contratto dai proprietari di una cava, i fratelli Di Meola (cugini del sindaco Parisella), in località Le Molelle. La cava in passato era stato oggetto di iniziative giudiziarie, essendo stata usata come discarica abusiva. L’Asea nel 2006 presenta un progetto al comune che, stando a quanto riportano le cronache del tempo, viene sospeso anche in virtù di problemi che l’azienda aveva in altri luoghi d’Italia con lo smaltimento di fanghi: il progetto prevedeva che avrebbe recuperato la cava riempiendola prima con altri fanghi industriali non pericolosi. Intanto venivano disposti accertamenti dall’autorità giudiziaria che, su dei siti non di pertinenza dell’Asea, riscontravano delle irregolarità: il reparto della forestale NIPAF aveva infatti scoperto che l’attività estrattiva nella cava era stata ripresa contro le regolari disposizioni, e si sospettava che si stesse “facendo spazio” per ipotetici depositi dell’Asea.

Intanto l’agenzia di Aprilia agguanta un altro importante affare “internazionale”, non meno importante di quello “pubblicizzato” dalla confindustria di Latina nel 2009, che prevedeva l’esportazione di rifiuti contrassegnati dal codice cer 191212 in Romania, per far fronte all’ “emergenza” .

Agguantano, nel 2007, un accordo per centinaia di milioni di euro, che prevede lo smaltimento di rifiuti dalla provincia di Roma in Liberia: il tramite è un oscuro personaggio, Massimo Anastasio Di Fazio (in foto di fianco), un fondano con un’agenzia immobiliare più volte oggetto di attentati di stampo camorristico, condannato e imputato nelle varie operazioni “Damasco” che hanno fatto luce sull’usura e la corruzione politica a Fondi, e ambasciatore commerciale di Liberia e Venezuela, carica che una volta aveva pure “ostentato” per non essere sottoposto a processo dopo non essersi fermato a un posto di blocco, implicato in una vicenda di usura che, anche se non accertato in sede giudiziaria, si sospetta essere legata alle attività della ‘Ndrina dei Tripodo e di clan casalesi , e a scambi con politici locali e con il senatore Claudio Fazzone.

Quindi l’Asea Srl, o “così è (se vi pare)”, il Gruppo Asea Srl, dopo l’affare Liberiano, il sequestro della cava Silver in località le Molelle, a Fondi, che poteva essere un evento che inducesse alla riflessione, i collegamenti con un personaggio sinistro come Di Fazio, arriva dal Partito democratico di Lanuvio, con il suo sindaco Umberto Leoni, che allora avrà ritenuto (anche se al Fatto ha dichiarato di essere pentito "per l'inconsistenza della società -dell'asea nda-" e per questo sono state chieste le sue dimissioni) il “Know How” dell’Asea importante per il ripristino dell’ex cava di basalto, dopo aver ricevuto l’ok dai proprietari nel 2006 e dal comune di Lanuvio nel 2008.
Invece alcuni membri delle opposizioni, come ha recentemente rivendicato Andrea Volpi, della lista civica Lanuvio per la Democrazia, denunciavano un presunto collegamento tra l’Asea e la camorra casalese, come anticipato anche da quanto apparso sui giornali: per questo sono stati querelati.
(IN FOTO: Massimo Anastasio di Fazio  i membri dell'Asea, insieme a Luigi Parisella e Giulio Di Manno e alla delegazione liberiana. La foto ha creato imbarazzi all'Asea e ai politici di Fondi).

Adesso però non si approfondiranno più le vicende dei Botticelli relative alla cava “La Pietrara”, su cui ci sono ancora indagini in corso, se non per quello che è strettamente collegato al secondo terreno di Corcolle, dove si trova la cava che avrebbe dovuto ospitare i materiali inerti provenienti dai cantieri della metro b1: si ricorda solo che il sindaco di Lanuvio aveva chiesto al prefetto un parere sull’Asea, che fu negativo dato che Pecoraro verificò che l’Asea era sprovvista del certificato antimafia    (VEDI AGGIORNAMENTO DEL DUE DICEMBRE a questo proposito), poco prima che la cava di basalto venisse chiusa dall’ARPA e dalla magistratura nel 2010 perché qualcuno aveva cominciato a smaltire rifiuti illegalmente.

LA GERI SRL, DA LANUVIO A CORCOLLE PUZZA DI “MAFIA”:
Dopo l’articolo apparso su “Il Sole 24 Ore” la stampa e i comitati, oltre alla commissione ecomafie, si sono concentrati sulla società svizzera che, come spiegato, riguarda un agriturismo in via Zagarolense. Nessuno però, eccetto un articolo apparso su Affari Italiani  , si è occupato del terreno citato da Cerroni, che secondo lui era finito in Liechtenstein: sempre riguardo alle due audizioni in commissione succitate, quelle di Cerroni e Pecoraro, è bene ricordare che nella lettera inviata da Pecoraro alla commissione non si citava il terreno della Brixia, ma quello appartenute a Simon Pietro Salini, detto Simone Salini, costruttore di un gruppo che ha ramificazioni e affari in tutto il mondo.

E infatti in via Polense c’è un’azienda agrituristica, “La Lepre Di Marzo Srl”, connessa a quella che l’articolo del quotidiano online chiama impropriamente “Azienda Agricola di San Vittorino srl” (in realtà “Immobiliare Agricola San Vittorino Srl”).
Affari Italiani parla di un documento istituzionale riservato: l’impresa immobiliare e agricola sarebbe stata venduta per quasi 7 milioni di euro a una società di un certo A.B., la “Geri Srl” di Lanuvio, prima di sparire in Liechtenstein.

Questo dettaglio, per quanto palese, sembra sfuggire al prefetto e commissario Pecoraro (che sembra non conoscere nemmeno il terreno della società svizzera), oltre che alla stampa: quell’A.B. della “Geri Srl” di Lanuvio è Andrea Botticelli. La sede è stata la stessa del “Gruppo Asea Srl”, che adesso si è trasferito a Treviso, e cioè la via che ospita il “cratere” di Lanuvio: via Solonio. I proprietari sono Alessandro e Nicoletta Botticelli, e l’amministratore unico Maria Teresa Simari, la madre; 10 000 euro il capitale sociale: difficile rivalersi da parte della cittadinanza per eventuali danni ambientali con un capitale così esiguo, o anche da eventuali danni economici visto che l’Asea avrebbe dovuto pagare il comune in proporzione a quanto smaltito, anche se la sua attività ancora non era stata autorizzata definitivamente: la società aveva fretta di far partire la convenzione alla cava di Lanuvio.

Ma per capire meglio cosa è successo a Lanuvio e cosa potrebbe succedere a Corcolle, ecco alcuni stralci del consiglio comunale di Lanuvio avvenuto alcuni mesi fa, consiglio comunale straordinario dove si menzionano l’Asea e la Geri, quest’ultima sarebbe dietro anche al terreno di Corcolle dei Salini e al suo arrivo in Liechtenstein:
Presidente Signoriello I.:- La parola al consigliere Volpi, prego.-
(…) La società Asea è idonea per effettuare il lavoro di
ripascimento della cava? Oggi venite qui per dire che quella società non è stato possibile metterla in
mora perché ha un capitale sociale di soli 10.000 euro, allora io non avrei firmato la convenzione.
Per tornare alla convenzione, se come dite voi non è stato possibile vedere le analisi, la convenzione
non si firma, lo abbiamo detto più volte. Io riprendo un verbale sempre con riferimento a risposte
alle interrogazioni che ci avete dato, rispetto all'entità dei controlli effettuati sul campo e in quel
verbale si dice: "...in ordine alla richiesta di cui al punto 3) si precisa che il macchinario
individuato per i prelievi è stata una trivella a mano...i prelievi (11) sono stati effettuati in ordine
sparso sul sito ad una profondità variabile dai 30 ai 50 cm..." questi sono i controlli. Visto che noi
non sappiamo come non lo sapevamo neanche prima, quale è lo stato del sito, non avremmo dovuto
firmare la convenzione. Allo stesso modo la responsabilità qualcuno ce l'ha e a proposito di
discontinuità qualcuno dovrebbe venire qui e dire: "...abbiamo sbagliato, mi dimetto, rimetto
l'incarico... ridiscutiamo, porto un altra proposta..." invece non c'è niente di tutto questo, quindi
essere costruttivi si ma su che cosa?
(…)
Sindaco Leoni U.:- Io partirei dalla proposta cioè vedere se c'è la necessità di avere una
discontinuità progettuale perché finora la proprietà stessa ha sempre pensato, perché non
dimentichiamolo mai che noi non siamo proprietari dell'area e al di là della convenzione esistente, e
quando parlo di convenzione intendo il momento in cui la convenzione fatta con Asea è annullata e
siccome Asea non è la proprietà e le voci relative alle eventuali infiltrazioni mafiose che sono
andate sui giornali sono dati che sono stati richiesti per la società Asea e quindi la convenzione di
cui io parlavo all'inizio della seduta non è la convenzione stipulata con Asea che di fatto è superata.
È ripartire dalla convenzione che dopo l'annullamento di quella con Asea rimane in essere ed è
quella con Stradaioli del 2002.
(…)
Varesi J.:(…) Mi riallaccio inoltre a quello che abbiamo detto in molti Consigli
Comunali sul tema e cioè che non si partiva con la firma della convenzione finché non c'erano
garanzie, sia sui controlli che sulla polizza fideiussoria, perché la vecchia convenzione, quella del
2002, prevedeva una polizza fideiussoria molto più bassa rispetto alla nuova convenzione. Qui ora
leggo un altro foglio che è della Provincia di Roma, perché tra le altre cose è successo che la
Provincia ha chiesto alla società Asea di fornire la polizza fideiussoria. La società Asea, non avendo
questa polizza fideiussoria perché nessuno ha preteso di vederla prima di firmare la convenzione,
che cosa fatto? Ha creato un'altra società: La Geri Srl, caso strano però la società Asea e la Geri Srl
hanno lo stesso amministratore, dopo di che si sono tolte tutte e due di mezzo e sono confluite in
un'altra società: gruppo Asea e qui c'è scritto da parte della Provincia: "... considerato che la ditta
Asea presentava una polizza fideiussoria della società Mediafinanze Spa; considerato che la ditta
Eurocontributi...ecc., comunicava con nota del 14 febbraio 2009 che la polizza fideiussoria non
aveva alcuna validità..." 14.2.2009 poi dopo dice..."...ove la ditta non avesse provveduto a quanto
richiesto, ecc. ecc.” quindi la ditta ha lavorato e buttato lì dentro di tutto...i controlli? verranno fatti
in maniera...le telecamere? 24 ore su 24... quindi questo per dire che qualche cosa la sappiamo.-
(…)Varesi J.:- Solo per tornare a dire che la convenzione è sfumata e adesso andiamo a tirar fuori la
convenzione del 2002. A suo tempo si disse che Stradaioli non aveva rispettato la vecchia
convenzione ed ha sfruttato fino all'ultimo la cava vendendo anche il materiale di risulta. A questo
punto la cosa ottimale da fare è ripristinare lo stato di fatto, quindi ripulire tutto e fare si che
Stradaioli paghi i materiali di risulta per il 40% previsto in convenzione per isolare quel terreno
senza doverne fare una nuova di convenzione. Più volte si è detto che il progetto presentato da
questa società non fosse il migliore e al riguardo voglio leggere una delle tante lettere che la Asea-
ecologia, prima di firmare la convenzione ha inviato. E già una società che mi scrive il 29 giugno
2009 con oggetto: "comunicazione ultima...pertanto siamo ad informarvi, nostro malgrado, di
essere costretti ad iniziare l'attività il giorno 6 luglio 2009 anche in mancanza della convenzione da
noi più volte sollecitata, riconfermando la nostra disponibilità ecc.,ecc. nel rispetto degli accordi,
anche dopo l'inizio dei lavori..." Già una società che si pone in questi termini, dicendo che anche
senza la firma della convenzione inizia, sarebbe dovuto bastare per sciogliere tutti gli accordi presi.



Ecco chi sono i Botticelli, l’ombra che nasce dalle due cave di Corcolle. Chissà che idea si è fatto il prefetto sul proliferare di queste aziende “fotocopiate” con 10000 euro di capitale. E che disdetta sentire il presidente della commissione sui traffici di rifiuti, l’ex avvocato di Berlusconi, Gaetano Pecorella dichiarare che sarà chiamato di nuovo in commissione: le discariche non potranno mai essere realizzate entro i tempi previsti e quindi l’emergenza adesso è un bluff istituzionalizzato, e questo si deduce da quello che dice Pecorella, e i siti sono palesemente non idonei.

C’è sicuramente un assoluto bisgogno, alla luce di quanto dichiarato in commissione precedentemente, di approfondire il discorso delle proprietà.

Il prefetto di Roma, e commissario straordinario per l’emergenza ambientale nella provincia di Roma, si dovrebbe dimettere, almeno dal secondo incarico, se fossimo in una democrazia sana: se non ha mentito alla cittadinanza, nella migliore delle ipotesi ha sicuramente svolto il suo lavoro di commissario in maniera pessima e colpevolmente lacunosa. Infatti la scelta delle due cave di Corcolle riguarda due terreni potenzialmente riconducibili alla criminalità: ipotesi da lui esclusa di fronte alla commissione parlamentare sui traffici illeciti dei rifiuti…

I Botticelli, il gruppo Asea e le loro aziende, anche se non hanno ricevuto condanne (così risulta perlomeno per le vicende citate nell'articolo, non se ne escludono altre) sono comunque sotto inchiesta, oltre a essere stati sprovvisti di certificato antimafia  (VEDI AGGIORNAMENTO DEL 2 DICEMBRE sulla vicenda del certificato antimafia "negativo"): forse non possono essere definiti criminali senza avere la paura di incorrere in una denuncia, ma essendo la loro attività legata a quella di persone come il citato e sedicente ambasciatore Di Fazio si può sospettare, e il prefetto dovrebbe chiarire pubblicamente un aspetto così delicato, che alla criminalità sono riconducibili, eccome, anche se questo non vuol dire che siano dei criminali o che abbiano compiuto delitti. Aziende create “ad hoc” pochi giorni prima dell’emergenza con tutto il loro “curriculum” sono l’antitesi dell’onestà, della trasparenza.

I dati di Pecoraro sono lacunosi e “distratti” quanto le dichiarazioni rilasciate in commissione, di cui si riportano alcuni stralci inerenti ai temi trattati nell’articolo:

Per quanto riguarda i proprietari, il problema è alla nostra attenzione.


PRESIDENTE. Lei conosce ovviamente i nomi dei proprietari. Saranno pubblici. Possiamo anche segretare l'audizione, però in questo Paese questi sono documenti pubblici. Mettiamo come dato pubblico chi sono i proprietari che risultano e poi segretiamo sugli accertamenti che state svolgendo.
GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Non ho con me i nomi.
PRESIDENTE. Non ricorda chi sono i proprietari?
GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Li ho scritti nel mio ufficio. Ve li faccio avere per iscritto. –NDA dall’audizione di Cerroni si capisce che Pecoraro è rimasto al dato della Procoio Vecchio e di Salini-
PRESIDENTE. Quali accertamenti sono in corso?


GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Per Corcolle ho già svolto accertamenti sulla società che in questo momento la gestisce. Dobbiamo farlo ora per Quadro Alto, dove la situazione è più complessa. Pare che siano due proprietari (MA QUESTA NON è LA SITUAZIONE DI CORCOLLE??? NDR) e stiamo verificando. Ho preso contatti con l'Agenzia del territorio per poter avere le particelle precise e capire dove finisca una proprietà e ne cominci un altra.


ALESSANDRO BRATTI. Come si chiamano le aziende che vi lavorano?
GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Non lo so. Stiamo prendendo contatti. Tenga conto che le aree sono state scelte venerdì scorso ed esclusivamente sui dati tecnici. È ovvio che prima di emanare l'ordinanza svolgerò il resto delle ricerche. Giovedì avrò il dato preciso per quanto riguarda l'uno e l'altro sito perché avremo un incontro con l'Agenzia del territorio.
ALESSANDRO BRATTI. È un po' curioso che a seguito di una procedura complicata, dopo aver svolto indagini e incontri con i sindaci, su sette siti ne scegliete due e non sapete chi siano i proprietari.


CANDIDO DE ANGELIS. Io penso che sapere chi sono i proprietari sia una questione prioritaria perché se i siti fossero di società colluse con una consorteria criminale sarebbe una questione di rilevanza drammatica.


GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma.
L'abbiamo già fatto. Non ci sono elementi per ritenerlo. 
(SE NON è MALAFEDE è INCOMPETENZA NDA)


CANDIDO DE ANGELIS. Il sito di Riano è di proprietà della CO.LA.RI?
GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. No. C'è un'opzione all'acquisto, ma non mi risulta che sia di proprietà della CO.LA.RI.
CANDIDO DE ANGELIS. La CO.LA.RI, però, ha presentato un'opzione all'acquisto.
GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Esiste un progetto da parte della CO.LA.RI per realizzare una discarica sul posto ma oltre a questo non mi risulta che abbia fatto altro.
ALESSANDRO BRATTI. Non ha opzionato tutti i sette siti della regione?
GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Non mi risulta. Certamente Corcolle e San Vittorino no. Della CO.LA.RI risultano Pian dell'Olmo, Quadro Alto e Monti dell'Ortaccio. Degli altri quattro siti non mi risulta nulla.
PRESIDENTE. Dall'accertamento svolto sino a oggi risulta, quindi, che per uno dei due è tutto regolare. Immagino che avendo svolto gli accertamenti lei abbia dati da fornirci sul proprietario effettivo
GIUSEPPE PECORARO, Commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza ambientale nel territorio della provincia di Roma. Nella giornata di giovedì sarò in condizione di comunicarvi tutto.
PRESIDENTE. La prego di far avere alla Commissione una comunicazione scritta (NDA: come spiegato nell’articolo Pecorella, durante la successiva audizione di Cerroni, spiegherà che dai dati di Pecoraro i proprietari risulterebbero essere il principe Boncompagni Ludovisi, per Riano, e il costruttore Salini, per Corcolle). Ringrazio il nostro ospite e dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 15.

Pecoraro ha escluso legami con la criminalità che invece ci sono, anche se ufficialmente sono solo"sospetti", dato che l' "Asea" con i criminali ha avuto legami, in particolare col Di Fazio (un agente immobiliare non ancora condannato per mafia, ma di cui non è esclusa la "mafiosità", e che comunque è stato condannato per usura; e questo senza citare le denunce dell'opposizione lanuvina che, a loro volta, hanno subito querele e hanno visto l'ambiente del loro comune compromesso): se non si dimettesse per questo basterebbe, in un paese normale, l’osservazione del comitato di Riano a far cadere il prefetto che "scrupolosamente" ha scelto i siti: “il 6 ottobre furono nominati due esperti per l' attività istruttoria da svolgere. Il giorno dopo Pecoraro ha annunciato i siti. Quale attività di ricerca hanno potuto svolgere in meno di 24 ore?”, spiega Giorgio Coppola del comitato a Repubblica . Ma soprattutto quali sopralluoghi, che il commissario ha rivendicato di avere fatto al contrario di quanto dichiaravano le opposizioni, possono essere stati svolti in un solo giorno? Le date dei documenti sono solo formalità o ci sono delle bugie?
Cosa ne pensa il signor prefetto del fatto che lo studio regionale per la scelta di Riano sia “scopiazzato” da un precedente progetto del Colari (con errori comuni sulle distanze ecc.)? Ritiene davvero che non ci siano soluzioni migliori all’infuori di quei sette siti?
Caro commissario Pecoraro, ma lei sta prendendo in giro i cittadini romani o se stesso? Possibile che non si è accorto di nulla?






24 novembre 2011
Paolo Maria Addabbo

AGGIORNAMENTO 28 NOVEMBRE 2011:
Nuove testimonianze e versioni giornalistiche spiegano che le proprietà di Corcolle dei costruttori Salini sarebbero finite alla Brixia.

La Repubblica dei Pomodori svela un nuovo retroscena che infittisce i misteri dietro la discarica di Corcolle:
come si evince dalle dichiarazioni di Pecorella la proprietà della Brixia Verwaltungs Ag, la fiduciaria svizzera, sarebbe stata "risalente" ossia non acquistata adesso, a differenza dei terreni di Riano.

Durante la realizzazione della web inchiesta è stato verificato che la GM Pozzolana, citata dal sole24ore, aveva delle attività nella zona e la proprietaria risultava essere la "Brixia Spa".
Ecco il piano delle attività estrattive del 2007 messo a confronto con il contratto d'affitto della Brixia alla Ecologia Corcolle, mostrato da "Il Fatto Quotidiano" in un video:  i link e la foto di seguito




Affari Italiani, che come spiegato in questa inchiesta menzionava la "Geri Srl" nei passaggi dell'azienda agricola di Salini, in un nuovo articolo non menziona più il Liechtenstein nominato da Cerroni, ma si riferisce alla Brixia: "serie di inquietanti passaggi di proprietà dell'ex azienda agricola -Immobiliare Agricola San Vittorino nda- , transitata per la Salini Costruzioni e finita ad una fantomatica società svizzera la cui legale rappresentante in Italia è una misteriosa signora che vive in viale Regina Margherita -Manuela Terzaghi Planner nda- dove, insieme al fratello sembra lavori in uno studio dentistico che in passato annoverò tra i suoi clienti anche il “re della Sanità” Duilio Poggiolini. Da qui in poi la proprietà si perde nel nulla."


Altri riferimenti alla Brixia e alla vendita di Salini vengono fatti in questa interessante video inchiesta dal gestore del laghetto che si trova tra le due cave.
La Repubblica dei Pomodori, sempre dietro-sulle-e dentro le notizie continuate a seguire e iscrivetevi.














AGGIORNAMENTO 2 DICEMBRE


Finalmente anche qualche politico sembra accorgersi delle infiltrazioni dei casalesi a Corcolle, anche se lo fa con una denuncia molto soft.


La Repubblica dei Pomodori sta preparando nuovi contenuti sull'emergenza rifiuti, ma intanto occorre fare una precisazione (che non sposta di un millimetro il problema da scongiurare assolutamente su Corcolle-San Vittorino):


riguardo alla cava di Lanuvio in tutte le versioni, compresa quella di questa web inchiesta, fin ora si spiega che l'esito della verifica per il certificato antimafia, richiesta dal sindaco a Pecoraro, era negativo: "certificato antimafia negativo" significa che l'attestazione antimafia non era stata concessa.


In un nuovo articolo invece appare una dichiarazione del sindaco ha dichiarato che la risposta di Pecoraro fu positiva: "tutto ok sul fronte antimafia"


DALL'ARTICOLO DI RICCARDO BOCCA:


merita attenzione il parterre azionista di Ecologia Corcolle, dove al di là del già citato Piccioni s'incontrano i fratelli Nicoletta e Alessandro Botticelli, ventenni di Albano con il 25 per cento di proprietà a testa. “Alessandro”, riferiscono i carabinieri di Frascati, “è anche socio con la madre di Asea srl”. E l'anno scorso questa società è stata al centro di una vicenda che Umberto Leoni, sindaco di Lanuvio (13 mila abitanti a una trentina di 30 chilometri da Roma) racconta così: “L'azienda doveva occuparsi del recupero ambientale di una cava, riempiendola con materiale inerte. Per sicurezza, ho chiesto ufficialmente al prefetto di Roma se la ditta avesse avuto sgradevoli precedenti, e il 30 agosto 2010, dopo circa un anno e mezzo di attesa, mi è stato solo risposto che sul versante anti-mafia era rutto ok”. Per la cronaca, il prefetto a cui si è rivolto Leoni è Pecoraro, lo stesso impegnato nell'operazione Cartone. E il giorno dopo la sua risposta rassicurante,sottoscritta appunto “per il prefetto” dalla vice Maria Pia De Rosa, la Provincia di Roma ha notificato all'Asta  -ASEA ndpummarola- il sequestro della cava: “Per inadempimenti amministrativi, e per il sospetto scarico di materiali non in linea con quelli autorizzati”,spiega il sindaco di Lanuvio. Da allora, la faccenda è passata per competenza alla procura di Velletri. “Un epilogo”, ironizzano gli indignados di Corcolle “che vorremmo evitarci...”. 












25    GENNAIO 2012   IL NUOVO ARTICOLO DELLA REPUBBLICA DEI POMODORI SULL'EMERGENZA POST 




MALAGROTTA E SIMONPIETRO SALINI, 




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http://larepubblicadeipomodori.blogspot.com/2012/01/discarica-di-corcolle-dalla-p2-alla.html





1 commento:

  1. In Italia non si riesce a risolvere il problema dell'immondizia,e siamo noi cittadini a pagarne le conseguenze,basti pensare che il costo medio di gestione dei rifiuti per ogni italiano si attesta a 123,12 euro all'anno di cui:
    48.8% è relativo alla gestione dei rifiuti indifferenziati ( 60,08 euro)
    16 % per i rifiuti differenziati ( 20 euro)
    34.4 % è relativo ai costi del servizio.
    dunque è la gestione dei rifiuti NON differenziati la parte più onerosa, ed è proprio su questo che si lucra, le famiglie e i commissari citati nell'articolo vedono l'immondizia come Oro,ed essendo per loro un tesoro da sfruttare cercano di acchiapparselo tutto!!.. Il commissario Pecoraro non sa mai nulla,ignora,deve verificare e intanto lo schifo continua... non si fa nulla per incrementare la raccolta differenziata, si "riqualificano" le cave con le discariche, si insabbia la questione per non far accorgere a nessuno di quanto stabilito.Ancora una volta l'ignoranza e l'incompetenza hanno la meglio! La famiglia Boncompagni Ludovisi ancora una volta cede le proprie aree e partecipa allo scempio del territorio esattamente come successe alla fine del XIX secolo per la splendida Villa Ludovisi (odierno quartiere a ridosso di Villa Borghese)...insomma cambiano i tempi ma non cambia la modalità di distruzione del territorio.

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