3 giu 2022

È nata Fanrivista, La Fanzina Generalista

Una nuova fanzina (o forse una rivista) è nata, o perlomeno è verso la fine della gravidanza. Fanrivista, La Fanzina Generalista, è un "prodotto" editoriale publishing fluid, con caratteri ibridi del mondo delle autoproduzioni (e quindi delle fanzine e dei blog "old school") e della stampa generalista. 

Dal primo "mondo" prende l'indipendenza, il non voler sottostare a logiche commerciali e comunicative come quelle della SEO: soddisfa il bisogno di esprimersi senza restrizioni dell'autore di questo blog (e direttore-tuttofare nonché mono-redazione vivente della fanza/rivista) e di chiunque vorra unirsi. Gli intenti programmatici si trovano nel primo post del progetto, che è anche una sorta di "saggio breve" sui cosiddetti media alternativi (e in cui si sfiorano altri temi riguardanti il mondo della comunicazione e del giornalismo).


 

Dal mondo della stampa generalista si vuole prendere un approccio a 365 gradi verso i più svariati temi e le notizie, mantenendo degli standard "giornalistici" minimi, puntando soprattutto sull'approfondimento delle news e privilegiando un approccio "slownews", e pubblicando contenuti in tal senso che difficilmente sarebbero pubblicati su giornali e riviste tradizionali. Per esempio, nella rubrica di fact checking (una delle 4 attualmente pronte) c'è un articolo che confuta alcune notizie errate apparse sulla stampa... Nell'appendice di filologia applicata collegata a quest'articolo si dimostrano come quelle notizie non sono solo sbagliate, ma anche il risultato di diversi copia e incolla: un contenuto del genere, un piccolo "studio" filologico contemporaneo, pur essendo collegato alla stretta attualità, può trovare spazio solo in un sito "autoprodotto" dato che sarebbe considerato "impubblicabile" altrove.

La Repubblica dei Pomodori è stata un'utile palestra, insieme alle varie esperienze più formali da giornalista precario: forse quest'esperienza (inizialmente avviata con propositi ambiziosi, in parte confluiti nel nuovo progetto, e poi evoluta in un blog personale) si conclude per sempre, o forse è solo "ibernata"... O magari ancora, dai suoi frutti un seme è stato piantato e genererà un nuovo alberello. Comunque sia, se avete apprezzato o in qualche maniera trovato utili i contenuti di questo blog, vi invito a seguirmi anche su www.fanrivista.it !

Grazie 1000 a presto!

Love!


14 dic 2020

Bonus di “quarantena” e “ristori”: lavorare di più per guadagnare di meno!

 

Nella lettera che segue, scritta dall’autore (e non da un lettore) di questo blog (il sottoscritto) si parla nello specifico dei bonus “da quarantena” per i collaboratori sportivi e, più in generale, di come i criteri con cui sono stati pensati i vari "ristori" possono produrre effetti tragicomici. La lettera è rivolta in particolare a politici, sindacalisti, colleghi giornalisti e collaboratori sportivi, oltre che a voi, pochissimi, probabilmente non affezionati ed "estemporanei" lettori di questo blog (chissà come ci siete capitati?!..).

 

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Proyecci%C3%B3n_Normalidad.jpg


Gentili Signore e Signori, sono Paolo Maria Addabbo, studente, giornalista pubblicista precario e collaboratore sportivo (arbitro regionale per la sezione campana di una federazione affiliata al CONI).

 

In estrema sintesi, mi risulta che: per i collaboratori sportivi che praticano solo questa professione fino a oggi sono stati erogati contributi pari a 3400 euro ciascuno.  A differenza di altre categorie di lavoratori, il bonus è stato erogato indipendentemente dall'entità dei guadagni, purché avessero avuto un rapporto di collaborazione attivo fino al periodo che va da Marzo del 2020 a Dicembre. Quindi mi pare di capire, per esempio, che un arbitro di calcio di serie A ha ricevuto gli stessi bonus di uno di serie C, anche se quest’ultimo magari ha arbitrato una singola partita a Febbraio del 2020, o che comunque ha guadagnato molto meno (infatti anche nelle "FAQ" del ministero si legge:

 <<Ho un contratto che per il mese di novembre avrebbe dato diritto a meno di 800 euro, posso richiedere l’indennità?

Sì, se ricorrono gli altri requisiti richiesti dalla legge, avrai comunque diritto all’indennità di euro 800.>>).

 

Io non ho diritto al bonus, avendo altro reddito da lavoro dipendente (mentre con il giornalismo sono, diciamo così, in una sorta di pausa e crisi che mi auguro sarà solo temporanea, e da cui quindi al momento non percepisco entrata alcuna. Per cui non mi spettano bonus relativi a quella categoria di lavoro):  in un intero anno questo altro impiego di segretario part-time mi frutta circa 1800 euro all'anno in totale, in più se avessi continuato ad arbitrare, con la media di circa 30 euro settimanali che guadagnavo, avrei raggiunto più o meno (penso "più meno che più", in realtà), la cifra intera dei bonus che avrei recepito, tra Marzo e Dicembre, se avessi avuto diritto ai bonus stessi...

Però l’avrei raggiunta lavorando come segretario e arbitrando per l'intero anno, e non solo tra Marzo e Dicembre.

Onestamente credo sia ingiusto non avere diritto alla "differenza",e quindi non alla cumulazione del bonus con i 125 euro mensili ma all'integrazione con questi (ossia: se il bonus per la collaborazione sportiva fosse di 600 euro in un mese, guadagnandone già 125 per l’altro impiego, sarebbe equo averne 475 di differenza). Ma io non chiedo nemmeno questo e, non me ne vogliano i colleghi, penso che in teoria non sarebbe nemmeno troppo giusto, o meglio dire “logico”, che se qualcuno guadagnasse solo un euro al mese, estremizzando un po' con gli esempi, adesso se ne vedrebbe accreditati 3400. 

Tuttavia non voglio "prendermela" con nessuno, tantomeno con i colleghi più o meno precari come me... E nemmeno con quelli più fortunati che, per esempio, hanno un reddito da terreno, fabbricato o finanziario e che hanno comunque diritto all'indennità.

 

Faccio quindi una richiesta : se non fosse in alcun modo possibile avere la "differenza" integrativa dei mesi per i quali ho lavorato, moralmente penso di avere diritto almeno ai circa trenta euro che guadagnavo onestamente e che non ho potuto avere perché i campionati sono fermi.

 

Questi dubbi sono stati espressi anche dai sindacati in questo comunicato ( https://www.slc-cgil.it/notizie-produzione-culturale/28-sport-tempo-libero/3283-lettera-al-ministro-su-decreto-ristori-per-lavoratori-dello-sport.html ) in cui richiedevano un incontro con il ministro. Nel comunicato ci sono due punti riguardanti la mia questione in particolare:

<<Compatibilità dell’erogazione del Bonus con contratto di Collaborazione occasionale.

 

Chiediamo chiarimenti in merito alla eventuale compatibilità del bonus con contratti di collaborazione occasionale, in quanto sul punto il testo del Decreto suscita dubbi di interpretazione.

 

Compatibilità con altri redditi.

 

Molti collaboratori sportivi percepiscono altri redditi da lavoro dipendente (in molti casi part time) o da rapporti di collaborazione che spesso non superano i 300/400 euro netti al mese. A questi si aggiungono i titolari di partita Iva con fatturato pari a zero. Ciò nonostante, queste persone sono escluse dal bonus. Al riguardo pensiamo sia necessario provare a dare risposte anche a chi come loro percepisce redditi così bassi.>>

 

 

Credo che i sindacati dovrebbero porre attenzione più a problemi come questi che agli altri più "burocratici", per così dire, messi all’inizio del loro comunicato (ma forse hanno pochi iscritti con questo problema): i casi come il mio sono infatti più precari, dato che altri colleghi hanno ricevuto o riceveranno il bonus, almeno, mentre il sottoscritto pur lavorando di più o anzi, meglio dire, proprio perché sta lavorando di più, si trova in una situazione più precaria (si consideri che ho ricevuto solo 100 euro di bonus per il lavoro dipendente nel periodo iniziale della pandemia, quando si sapeva ancora meno sul "covid" e quindi correndo anche un rischio maggiore di ammalarmi)… Le misure di “welfare” dovrebbero incentivare il lavoro, non il contrario…

 

Trovo curioso, ridicolo e ingiusto che si verifichino casi simili o peggiori del mio, come per esempio quello della vedova che non ha ricevuto il "bonus di quarantena" di 600 euro in quanto percepiva circa 30 euro mensili di pensione del defunto marito e che non potevano essere “integrati” fino al raggiungimento dei 600, ossia dandole la differenza di 570. Si consideri che se il marito fosse stato vivo, si spiega nell’articolo che segue, il bonus l’avrebbe ricevuto https://genova.repubblica.it/cronaca/2020/04/18/news/vedova_e_con_un_figlio_negati_i_600_euro_causa_pensione_reversibilita_di_40_euro_lordi_-254353135/

 

Questi casi sono un grande segnale di ingiustizia "burocratica" (e forse incompetenza) che si sommano alle svariate ingiustizie che la nostra società presentava già prima della pandemia perché, come si sente dire: <<la normalità era il problema>>.

 

Vi prego di non esitare a contattarmi per qualunque cosa sia possibile fare, per segnalarmi altri casi simili al mio o per qualunque questione riguardante questa problematica.

 

Ringraziandovi per il vostro tempo vi porgo i miei saluti

 

PMA



Immagine tratta da https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/92/Proyecci%C3%B3n_Normalidad.jpg,, attribuzione:  Javcollao, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons 

24 set 2019

Cittadini del Mondo





Questo elaborato passa in rassegna e connette una serie di eventi politici, legislativi, storici, filosofici e letterari trattati in un ciclo di lezioni e seminari organizzati da “UDU Sapienza” nell’anno accademico 2018/2019 riguardanti razzismo e migrazioni, da “Le Supplici” di Eschilo alle politiche del governo “giallo-verde”, passando per la Resistenza e l’unione di razzismo, razzialismo e suprematismo.

PARTE PRIMA Il razzismo dai tempi della Resistenza al primo decreto “insicurezza”: di questo si è parlato nel seminario intitolato “Accoglienza e Razzismo: il razzismo ai tempi del fascismo e le conseguenze politiche attuali”

Fabrizio De Sanctis, presidente della sezione romana dell’ANPI, ha trattato argomenti che connettono la stretta attualità con la resistenza. Emblematica è la dichiarazione “la Costituzione ha solo un difetto: non è stata applicata!” e continua spiegando che “L’art. tre parla di uguaglianza “sostanziale”, il quarto del diritto al lavoro, il quinto dell’unità d’Italia che verrà “spezzata”. È frutto è lascito della Resistenza (…) sarebbe bello fare un’edizione critica di questa”. Il rappresentante dell’associazione partigiana accenna poi al fatto che pure suo padre era un “ ‘meticcio’ tenuto nascosto”, dato che il regime razzista degli anni trenta nelle colonie vietava il matrimonio con i non italiani e che, solo nel 2011[1], la Corte Costituzionale ha affermato il principio che anche gli stranieri “irregolari” (ossia senza regolare documento di soggiorno) possono sposare un cittadino italiano, andando contro l’articolo 116 del Codice civile e una norma del “pacchetto sicurezza” del 2011. Poi De Sanctis si sofferma su altre questioni culturali e di diritto: la Cassazione ha affermato la sostanziale uguaglianza di fascismo e razzismo [2], inoltre l’articolo primo della Costituzione afferma che la sovranità appartiene al popolo, non certo ai potentati finanziari e alla dittatura di questi. Ciò va contro chi, in maniera riduzionista, afferma che il primo comma della XII disposizione finale e, cosiddetta, “transitoria” sia destinato a essere temporaneo, e che quindi è un dato di fatto che la Carta costituzionale è intrinsecamente antifascista. Infatti parla di diritti “inviolabili” e solidarietà nel secondo articolo, e il terzo dice no alle discriminazioni, in particolare a quelle sulla “razza”: anche se oggi, come si vedrà più approfonditamente nella parte conclusiva di questo scritto, parlare di diverse razze è geneticamente infondato, è bene “che questa parola, ‘razza’, non sia cambiata per evitare qualunque tipo di equivoco”. L’esponente dell’associazione partigiana fa anche un’altra considerazione sul diritto, una considerazione “allarmante” sull’apologia di fascismo e razzismo (prevista dalla “legge Mancino”): il 29 Marzo 2019, giorno dell’incontro, la Commissione nazionale antimafia ha modificato le regole che riguardano l’eleggibilità di candidati[3] con cumuli di pene fino a quattro anni e non escludono chi abbia riportato condanne per le menzionate apologie, per questo “se qualcuno prende sei anni per un blocco stradale non può candidarsi, mentre chi si è macchiato di un pestaggio aggravato da motivazioni razziali, che in media viene condannato a meno di quattro anni, potrebbe essere eletto”. Ci sono poi una serie di riflessioni sulla spontaneità del razzismo: “il razzismo è spontaneo? L’uomo nasce razzista? C’è stato il caso di un maestro (che ha poi dichiarato di fare un esperimento sociale, dichiarazione considerata una scusa da De Sanctis nda) che ha messo all’angolo un bambino di colore! Questo dimostra che il razzismo non è un fenomeno spontaneo”. Viene poi menzionato l’ Editto di Caracalla del 212 D.C. che estendeva la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero, e che pur esistendo la schiavitù anche un nord-africano poteva diventare imperatore. Per molti il razzismo, come si vedrà sempre più avanti in questo scritto, inizia con la scoperta e la colonizzazione del Sud America, per noi italiani invece “inizia sicuramente con il fascismo”. Il razzismo, sentimento non naturale, consisteva nel creare un capro espiatorio, nel creare “un nemico del popolo per schiacciare lo stesso popolo. L’articolo tre nasce dalla resistenza che è guerra di liberazione. L’Italia ha inventato il fascismo, il paese con la disoccupazione più alta, con più crisi, e da cui ci si attendeva rabbia… Ma l’Italia ha inventato anche l’antifascismo (…) il razzismo è stato superato, si è combattuto in Spagna, in Etiopia, in Messico, in Cina, in Grecia e Jugoslavia. La Resistenza è un movimento politico internazionale e, in Italia, vi hanno partecipato anche stranieri, africani, mezzi africani come Giuseppe Marincola”, nome di battaglia “Mercurio”, partigiano “meticcio” che come “premio” ha scelto la possibilità di continuare a combattere nel nord Italia dove troverà la morte nell’ultima strage nazista in territorio italiano, dopo aver combattuto nel centro-sud, dopo essere stato torturato per non aver rinnegato la resistenza e dopo l’internamento nel lager di Bolzano. Vengono poi citati altri tragici eventi della lotta contro il nazi-fascismo come l’eccidio avvenuto nella zona della capitale, “La Storta”, quello di uno dei “partigiani-bambini”, Ugo Forno, morto a tredici anni, simbolo di quell’epoca sciagurata in cui anche i minori hanno combattuto. C’è poi un parallelismo tra i campi di sterminio e quelli, non di sterminio ma di concentramento, in Libia dove avvengono violenze e ricatti, dove si svolge una parte del traffico di essere umani, in quel paese instabile al quale il governo Conte (quantomeno l’ “uno”) aveva intenzione di “affidare”, di “scaricare” come un “barile”, il complesso problema dei flussi migratori e del soccorso di migranti in acque italiane o internazionali… Ci sono poi una serie di altre questioni menzionate da De Sanctis nell’incontro che, a dire di chi scrive, devono essere quantomeno menzionate: c’è il caso del gruppo paramilitare europeo denominato “Generazione Identitaria” e di altri “vecchi e nuovi fascisti come Casapound e Avanguarda Nazionale (sciolto negli anni settanta ma che fa ancora manifestazioni) che si saldano alla Lega, a Lealtà e Azione… Per non parlare di Fratelli d’Italia”; poi si parla dle teorie pseudo-complottiste[4] sulla sostituzione etnica con Soros a capo e delle Ong che attraggono e collaborano con i trafficanti; dopo si spiega uno dei profili di incostituzionalità del “decreto sicurezza (uno)” dove si prevede che chi non è italiano per nascita può perdere la cittadinanza per reati di terrorismo o eversione[5]: “quanti danni farà fino a quando verrà dichiarato incostituzionale?!”; si parla anche del pericolo che nasce dal diffondersi del razzismo e di episodi come il sit-in contro gli Eritrei (molti dei quali sono in realtà di “origine” eritrea, e quindi italiani a tutti gli effetti) ai quali era stata assegnata la casa popolare e del recente pestaggio a Ostia… In conclusione il presidente dell’Anpi capitolina ha detto, riferendosi al fatto che non sono rimasti in molti i partigiani ancora viventi: “ci sono circa quattromila partigiani oggi, quasi lo stesso numero di quelli che parteciparono alla manifestazione contro la fuga di Kappler, che furono tremila. Noi dobbiamo continuare ad affermare quei principi fondamentali; saremo noi a guidare, anche la lotta!”.
Nella seconda parte del seminario è intervenuto Claudio Graziano, responsabile immigrazione dell’ARCI di Roma. Ha esordito parlando delle responsabilità morali e legali del decreto, riferendosi all’art. 10 della Carta costituzionale e in particolare al comma terzo,  allo “spostamento”, di fatto, della frontiera Italiana in Libia e al caso della nave Diciotti. Poi espone il problema della percezione dell’entità delle migrazioni, corredata da alcune statistiche: “il grosso delle migrazioni africane sono interne all’Africa! La percezione invece è diversa, si pensa a milioni di persone ma invece sono poche centinaia di migliaia. In Italia ci sono circa cinque milioni di stranieri e la maggioranza lavora e non vota!”. Nella continuazione del suo discorso è esemplare il paragone con l’immigrazione dei meridionali italiani verso il nord: “spesso il ‘negus’ era il ‘terrone’ (…) si diceva negli annunci ‘non affitto a meridionali’ ”. Continua poi esponendo il suo punto di vista e le sue previsioni sulle conseguenze più importanti del dl 113/2018[6] : “fino a quando la protezione non viene data non si può entrare in un percorso di accoglienza (…) centinaia di migliaia diventeranno illegali (disegnandone un’immagine sbagliata) e non saranno nemmeno tecnicamente espellibili, è una farsa! Non avranno risposta dai municipi e molti finiranno nelle grinfie delle mafie (…) Il sistema dello SPRAR non viene attaccato, si attacca chi può accedervi (…) ci sono anche situazioni socio-economiche non incluse dalle protezioni, come quelle che derivano dalla desertificazione”. Dell’ex Ministro dell’interno dice: “Salvini è un ‘moderato’ se confrontato con Radio Padania di prima (…)”, e a proposito del “lessico d’odio” aggiunge “sarebbe così facile dire ‘piscio sulle moschee’ oppure ‘sfascio i barconi’ se quei cinque milioni che pagano le tasse avessero anche il diritto di voto?! Non è questa un’emergenza democratica?!”. Tra le affermazioni finali del rappresentante dell’Arci quella più adatta per concludere la prima parte di questo scritto è la seguente: “i dati, le stupidaggini del Governo li conosciamo (…) il problema è la comunicazione affettiva”.

PARTE SECONDA La contemporaneità de “Le Supplici di Eschilo”, lezione del Professore di Storia della Filosofia Antica, Emidio Spinelli, de La Sapienza di Roma

“I testi antichi vanno bene per i musei, sono un qualcosa di ‘monumentale’, qualcosa da ammirare… E funzionano anche come un cortocircuito tra passato e presente: le Supplici non sono un testo attuale, ma contemporaneo!” spiega il Professor Spinelli chiarendo che “questa lezione non sarà “da filologo, ma individuerò tre nuclei della tragedia che ci riconnettono al presente”, ossia il ruolo delle donne, le migrazioni e il diritto d’asilo e la gestione dell’emergenza politica (potrebbe anche essere individuato un quarto nucleo, ossia quello dell’irrompere della violenza). Viene spiegata la trama: cinquanta Danaidi, figlie di Danao, sono promesse in matrimonio ai rispettivi cinquanta cugini, figli di suo fratello Egitto. Questi desidera il matrimonio e la dote, ossia il regno, e in teoria lo vorrebbero anche le future spose, in quanto diverrebbero regine. Le Danaidi devono rifiutare il matrimonio perché un oracolo ha predetto che uno dei loro cugini ucciderà il loro padre, per le donne ciò rappresenta una prevaricazione: “anche se uno dei tre nuclei, connesso con sopraffazione e razzismo, è quello della prevaricazione femminile e il ruolo delle donne -si noti che il coro, vero protagonista della tragedia è composto dalle cinquanta donne nda-, è una demenza interpretativa il fatto che il femminismo abbia ripreso ciò”, e fra poco si spiegherà il perché di questa posizione del docente.
Per quanto riguarda il tema delle migrazioni una prima similitudine è quella della barca che trasporta le “supplici” ad Argo con i moderni barconi (che possono essere quelli odierni alla deriva salvati dalle Ong, ma anche quelli dei migranti italiani ed europei che cercavano fortuna in America e che spesso venivano gettati nell’oceano[7]), imbarcazioni che sfidano il mare  “attraente  e terribile al tempo stesso, perché non si sapeva se tornavi! E anche i luoghi della migrazioni, come Siria e Grecia, sono simili a quelli di oggi”. Il docente torna ad analizzare poi il tema del ruolo femminile: il tema dell’incesto non sembra valido in quanto il matrimonio tra cugini era ammesso in quella cultura, e la rilettura femminista non sarebbe valida in quanto è il padre, Danao “la mente di tutto, quindi la scelta non è ‘femminista’, ma di obbedienza al padre”. Ci si riallaccia poi al tema delle migrazioni, infatti le Danaidi si spostano dal “sud del Mondo” di allora verso l’ “occidente”. Ai versi 154-155 c’è una descrizione etnografica, si dice infatti “nere, brunite dal sole”, e quindi anche se di discendenza greca “sono straniere che cercano la città”, e l’insegnante fa una considerazione generica sullo “straniero”: “quando uno è straniero si tenta di mostrare che c’è qualcosa in comune, ci si appella a una continuità, si dice ‘veniamo dallo stesse seme’”. Si ritorna poi a quello che, secondo il docente, è l’unico elemento che potrebbe prestarsi effettivamente a una lettura femminista e, per così dire, vagamente anarchica, cioè il rifiuto delle nozze, di fare figli, della norma… Tuttavia, l’ “occupazione” di un luogo sacro (che sarebbe il recinto in cui era garantito il diritto d’asilo e in cui le donne trovano rifugio) implica anche il rispetto degli dei, e quindi non ci sarebbe una vera rottura politica ma conformità alla religione e alla protezione degli dei. Il verso 749, dove si dice “da sola la donna è nulla, non ha forza” va ancora a sfavore  dell’interpretazione femminista. Queste donne hanno attraversato il mediterraneo e sono un problema per chi le accoglie, “sono una patata bollente per Pelasgo” che si trova stretto tra due fuochi: da un lato l’araldo egizio e i cinquanta uomini che le rincorrono, dall'altro l’ira degli dei. Al verso 371 c’è il fulcro del nucleo che riguarda il diritto e la politica, maggiormente connesso al nostro tempo: non è Pelasgo che deve prendere una decisione, ma l’assemblea cittadina. Eschilo è filo-democratico e fa propaganda per la democrazia ad Atene, non c’è un decreto imposto, dittatoriale, ma “la forza del popolo unito. Non c’è un obbligo, ma una decisione dal basso. Certo oggi c’è anche la questione del diritto internazionale” che per ragioni di sinteticità non viene affrontata nella lezione, e che è quello a cui Salvini, di Maio e il resto del governo dovrebbero sottostare, insieme alla volontà popolare che, a sua volta, si riflette nelle leggi internazionali richiamate, come si è visto prima, dalla Costituzione. Le donne sono quindi accolte, nonostante l’incombere di una guerra, e c’è ancora un’altra questione fondamentale connessa al nucleo della migrazione, quella dell’integrazione (verso 990[8]): in conclusione il professore infatti ritorna più volte sul concetto del migrante che deve impegnarsi per farsi accettare e sforzarsi di conformarsi alle differenze che incontra nella terra d’accoglienza, anche se sforzi simili possono o dovrebbero essere fatti pure da chi accoglie, ma non prevalentemente da questi.

PARTE TERZA Nel seminario intitolato “Hate Speech: l’esperienza di Amnesty International” tenuto da Riccardo Noury, Portavoce di Amnesty International Italia, emerge prepotentemente il problema dell’individuazione del capro espiatorio usato come elemento di aggregazione.

I discorsi dei vari despoti degli anni venti e trenta, basati su slogan e sull’individuazione di un nemico non sono dissimili da quelli di oggi: per esempio il Presidente filippino Duerte si è scagliato contro i “junkies”, ossia i tossicodipendenti, paragonandosi a Hitler con lo sterminio degli ebrei e dicendo che ne ucciderà “tanti quanti ne ha sterminati Hitler”; similmente ha fatto Trump con gli immigrati del Sud America e con il “travel ban” diretto a certi paesi a maggioranza musulmana; si può menzionare poi la propaganda di Viktor Orbàn contro Soros anche se questa, a dire del portavoce di Amnesty, “è più raffinata perché ha come obbiettivo un nemico individuale”. Si spiega poi che il confine tra discorso e crimine d’odio è molte volte labile, e che i crimini d’odio possono “globalizzarsi”: emblematico a tal proposito è il fatto che sulle armi dei terroristi di Christchurch, in Nuova Zelanda, sono stati trovati, tra vari nomi, quelli del Doge veneziano che sconfisse i turchi a Lepanto e quello di Luca Traini, responsabile dell’attentato a danno di africani a Macerata. La libertà d’opinione viene spesso invocata per fare questi discorsi di ostilità, innescando un processo che fa diventare accettabili delle idee non ritenute precedentemente come tali.
Noury ha poi presentato un’iniziativa dell’organizzazione che rappresenta, un “barometro dell’odio”[9] che misura, con strumenti informatici e statistici, la maniera e l’incisività con le quali i politici contribuiscono al propagare “l’odio” (non solo contro migranti ma anche contro categorie come le donne e i diversamente abili) sui social network: si è visto per esempio come sono proliferati i discorsi contro le Ong che salvano vite in mare quando Di Maio le ha definite come “tassisti del mare”. Inoltre sembra esserci anche una correlazione con la diminuzione di donazioni e l’aumento di richieste di dis-iscrizione da queste. Si parla anche poi dell’algoritmo dei social network e come questi, in particolare quello di Facebook, favorirebbero una comunità che ha idee omogenee, che la pensa allo stesso modo, e di come questi potrebbero a loro volta essere “forzati” con segnalazioni di massa. Il seminario si conclude con delle considerazioni sul regolamento di Dublino, visto come una “gabbia” anche da molti migranti che approdano per la prima volta in Italia, dove in realtà non vorrebbero restare, insieme a opinioni e previsioni riguardo il decreto sicurezza, sostanzialmente analoghe a quelle menzionate dal portavoce dell’Arci romana nella prima parte di questo scritto.

 PARTE QUARTA Il novantanove per cento del Dna umano è condiviso da tutti gli uomini e il restante un per cento non può essere usato per classificazioni razziali: questa evidenza scientifica è forse il punto più importante su cui riflettere oggi, tra le varie questioni affrontate nella lezione intitolata “Dal razzialismo al suprematismo senza ‘razza’ ”, tenuta dalla Professoressa di Logica e Filosofia della scienza, Elena Gagliasso, dell’Università di Roma La Sapienza.

Il punto di partenza della lezione, che dovrebbe forse essere anche il punto di inizio di ogni discorso sul razzismo oggi, è il fatto che il razzismo è un concetto senza basi scientifiche in quanto la specie umana è unica[10]! C’è un meccanismo, che deriva “non tanto dalla biologia ma da qualcosa a cavallo tra psicologia delle masse, storia e antropologia che fa scattare una categorizzazione e una gerarchizzazione delle razze”. La razziazione, ossia il concetto di diffusione delle razze e divisione di queste, per alcuni “non è una trasformazione neutrale, ma una degenerazione delle specie adamitiche per varie cause, come quelle ambientali (per cui abbiamo l’esempio del clima, con il sole che brucia la pelle e arriccia i capelli), come l’alimentazione, ma anche i costumi, le abitudini, le politiche economiche”. C’è poi una concezione che può essere chiamata “mesoscopica” o “tipologica”, ossia di un qualcosa che si distacca da un modello ideale o invece si avvicina a questo: viene fatto l’esempio dei primi europei che arrivano in America domandandosi se gli “esseri” che incontrano siano a loro volta umani, se posseggano o meno razionalità e se possano essere usati come schiavi. Questa concezione, per così dire “biologica”, sarebbe quella alla base del razzismo moderno, basti pensare alla differenza con gli antichi greci e romani[11] per i quali l’alterità si basava su ragioni culturali e non biologiche. Si comincia poi a diffondere in Europa, intorno al 1700, un’ideologia pseudoscientifica ripresa oggi dai difensori dell’identarismo europeo, chiamata “razzialismo”: si condanna la commistione delle razze e si identificano relazioni “lombrosiane” e causali tra caratteristiche fisiche e comportamentali. Sarà Darwin a smentire ciò teorizzando che, all’opposto di quanto i razzialisti credono, più c’è diversità in una specie più quest’ultima si rafforza. Il XIX sec. è “un incubatore di quello che oggi è un insieme di razzialismo, razzismo e suprematismo -quest’ultimo termine indica nello specifico l’ideologia che crede una razza superiore alle altre nda-. Più avanti nella storia, il razzismo si distaccherà dal razzialismo: la docente infatti spiega che “la priorità non è più questione tassonomica, ma cosa si fa tra ‘noi’ e gli ‘altri inferiori’ ”. In un primo caso gli “altri” possono essere schiavizzati, si parlerà quindi di “razzismo di sfruttamento”. Esiste poi il “razzismo di espulsione o annientamento” che viene applicato per le idee pseudoscientifiche sulla purezza del sangue ma anche per le “classi pericolose”, ossia gli alcolizzati, i “dissoluti” e i diversamente abili in quanto “inferiori” fisicamente o mentalmente. Razzismo, razzialismo e suprematismo diventano più sfumati “perché l’essere umano è sulla difensiva, perché fa parte della nostra dimensione etologica (…) si pensi all’esempio di qualcuno che a un certo punto sale sullo scompartimento di un treno: quella persona rappresenta il “diverso” rispetto ai passeggeri saliti alla stazione di partenza”. La segregazione, la separazione è l’esito dell’etichettamento, di norme culturali e politiche: la discriminazione è necessaria per inferiorizzare e subordinare, la de-umanizzazione è strumentale a trattare male il prossimo “perché tanto sono meno umani”. La segregazione è la fusione di razzismo di isolamento e sfruttamento. Oggi, per esempio, si vogliono i migranti per sfruttarli nei campi e perché servono a quelli che speculano sul business dell’accoglienza, e poi devono essere anche cacciati, “annientati”, e quindi abbiamo un mix di razzismo di espulsione e sfruttamento. “Il paragone della Kyenge a un orango di Calderoli, per esempio, è simile a quello dei conquistadores spagnoli, con la differenza che allora c’erano delle teorie pseudoscientifiche che, per l’epoca, erano scientifiche”. Il nazismo svilupperà le teorie pseudoscientifiche menzionate realizzando un orrendo salto di qualità nell’organizzazione della disumanizzazione e “riduzione a pezzo”.
Si passa poi al tema filosofico dell’identità, delle trasformazioni biunivoche di “diversi” che entrano in contatto e della necessità di costruire “l’altro” come rimedio all’anonimato: quando “non si tiene più la compagine sociale proiettiamo un’identità precisa sull’altro, ricompattiamo la nostra identità. Umberto Eco a proposito diceva 'costruiamo il nemico' (…) l’identità è il punto cieco di ogni discorso”. Sempre a tal proposito si parla poi degli scritti dell’antropologo Francesco Remotti[12].

La conclusione di questo scritto è un punto del “Manifesto della Diversità e Coesione Umana” del 2018, che vede tra i firmatari la Prof. Gagliasso e si pone in antitesi al “Manifesto della razza” pubblicato nel 1938[13], ottant’anni prima: La ricerca per una vera e fruttuosa coabitazione è una responsabilità collettiva: per prevenire il razzismo dal cancellare il senso umano di comunità e solidarietà, indispensabile per una coesistenza vera e fruttuosa, tutti, mantenendo la loro identità personale, devono essere coscienti del fatto che sono connessi agli altri attraverso la loro appartenenza a una comunità più grande, l’umanità, e sono connessi anche attraverso un destino comune, quello di cittadini del mondo”.





















articolo pubblicato sul sito di Altalex il 26/07/2011 che riprende un lancio dell’agenzia Asca
[2]https://www.anpi.it/articoli/1716/smuraglia-il-fascismo-non-e-sconfitto-ha-assunto-le-forme-dellautoritarismo-del-diniego-delle-liberta-e-dei-diritti-del-razzismo   Trascrizione di un intervento di Carlo Smuraglia del 17/03/2017  “lo ha detto una sentenza della Corte di Cassazione, fascismo e razzismo sono termini pressoché indissolubili; e non solo perché il regime fascista perseguitò, e duramente, gli ebrei, ma perché alla base di ogni autoritarismo c'è sempre un insieme di fattori che vanno dal nazionalismo, all'egoismo, all'odio raziale, all'odio per chiunque sia ‘diverso’”
[3] https://www.articolo21.org/2019/03/inasprite-le-regole-per-lesclusione-degli-impresentabili-delle-liste/ Articolo di Vito Lo Monaco pubblicato sul sito di Articolo 21 il 29/03/2019 “L’adeguamento del Codice di autoregolamentazione ha escluso, tra i motivi dell’ineleggibilità, i reati di razzismo, di fascismo, di omofobia con la povera giustificazione che tali reati non erano contemplati dal precedente Codice d’autoregolamentazione 2014”
[4] Chi scrive questo saggio vuole soffermarsi sull’idea dello “pseudo-complottismo” e differenziarla da quello che viene, forse erroneamente, chiamato genericamente “complottismo”: i “complotti”, come le trame per un colpo di Stato, esistono e sono diversi dagli “pseudo-complotti”.
[5] http://www.vita.it/it/article/2018/11/29/revoca-della-cittadinanza-agli-adottati-cosa-dice-il-decreto-sicurezza/149932/ articolo pubblicato sul sito Vita.it, intitolato “Revoca della cittadinanza agli adottati? Cosa dice il decreto sicurezza” di Sara De Carli del 28/11/2018
[6] È necessario chiarire che il funzionamento e le conseguenze del decreto, per quanto riguarda il permesso di soggiorno umanitario, non sono “pacifici” nemmeno tra gli esperti di diritto, per una più approfondita trattazione di ciò si rimanda a un articolo dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/permesso-umanitario-dopo-decreto-11-2018/
[7] https://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/cronaca/immigrati-11/come-eravamo-noi/come-eravamo-noi.html articolo intitolato “Quando i migranti eravamo noi. I nostri morti gettati nell'oceano” di Giulia Vola pubblicato sul sito de La Repubblica il 28/08/2009

[8] Secondo la traduzione, reperibile all’indirizzo https://pillolediteatro.files.wordpress.com/2017/11/eschilo-le-supplici.pdf Danao dice : <>
[9] Nel link che segue si trova il “barometro dell’odio” di Amnesti international delle elezioni europee del 2019 https://www.amnesty.it/cosa-facciamo/elezioni-europee/
[10] www.focus.it/scienza/scienze/si-puo-parlare-di-razze-umane articolo intitolato “Si può parlare di razze umane” pubblicato sul sito della rivista Focus il 15/01/2018
[11] http://www.storiain.net/storia/le-farneticanti-basi-scientifiche-del-razzismo/ articolo di Renzo Paternoster sul sito storiain.net del 01/12/2015 intitolato “Le farneticanti basi scientifiche del razzismo “Gli antichi Greci e Romani, più che associare l’appartenenza alla razza, collegavano il concetto di cittadinanza a quello di civiltà, dividendo il genere umano non in razze, ma in popoli (étnoi). La cittadinanza presso gli antichi Greci e nell’Impero romano rendeva giuridicamente liberi, un privilegio sociale, politico e giuridico, non certo biologico. Chi accettava i valori della civiltà greca o romana era riconosciuto cittadino. Lo stesso termine “barbari” utilizzato da Greci, poi dai Romani, oggi usato con un significato ostile o di scherno, indicava unicamente tutti i non-greci (nella radice della parola, infatti, la ripetizione della sillaba “bar”, restituisce in maniera onomatopeica il balbettìo incomprensibile): se un barbaro parla il greco o il latino chiaramente non è più un barbaro”
[12] Per una trattazione dell’argomento si può consultare la trascrizione del seminario “Contro l’identità” 11/12/2010 tenuto dall’antropologo all’indirizzo http://www.parcobarro.it/meab/ossessione.pdf
[13] https://sites.google.com/uniroma1.it/the-manifesto-2018/the-manifesto-2018 di seguito il passo del manifesto in inglese: “The search for a true and fruitful cohabitation is a collective responsibility:
 In order to prevent racism from erasing the human sense of community and solidarity, which are indispensable for a real and fruitful coexistence, everyone must, while maintaining their personal identity, be aware of the fact they are linked to others through their belonging to a larger community, humanity, and through a common destiny, that of citizens of the world”

11 mar 2018

Migranti spazzini "volontari-abusivi" per non chiedere l'elemosina

Web-inchiesta su quella che sembra una nuova forma di elemosina "organizzata"

Passando un giorno in Viale Regina Margherita a Roma, circa un mese fa, notavo un giovane intento a spazzare e a fare cumuli di foglie, rifiuti e aghi di pino. Sul marciapiede un contenitore con due monetine  e un cartello con scritto:
<< Gentili signore e signori, desidero integrarmi onestamente nella vostra città senza chiedere l’elemosina!!! Da oggi terrò pulite le vostre strade.Vi chiedo soltanto un contributo di soli 50 centesimi per il mio lavoro. Buste, scope, palette e altro materiale per la pulizia sono bene accetti. Grazie >>



Sembrava un'idea originale e insolita: ci ero "cascato" insieme ad alcune testate come
Repubblica https://video.repubblica.it/edizione/roma/i-migranti-che-puliscono-le-strade-di-roma-lo-facciamo-per-dire-grazie/272824/273350  , Fanpage https://www.youtube.com/watch?v=sMUpWQqoDZs e altre, salvo poi scoprire con una ricerca sul web che la stessa iniziativa (quasi sempre portata avanti da cittadini nigeriani), e anche il cartello sempre uguale o quasi (spesso anche con lo stesso tipo di carattere), si ritrova in varie parti d'Italia, come testimoniano numerosi articoli, immagini e video in rete pubblicati nel 2017, alcuni dei quali ipotizzano l'esistenza di un racket:

Roma
https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/24/roma-e-lesercito-degli-spazzini-improvvisati-voglio-integrarmi-onestamente-puliro-le-vostre-strade/3683590/

http://www.la7.it/tagada/video/migranti-spazzini-c%C3%A8-un-racket-16-11-2017-227251

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/03/01/news/quei_lavastrade_di_roma_immigrati_e_organizzati-159480732/

http://www.lultimaribattuta.it/63672_monteverde-altri-spazzini-migranti

www.youtube.com/watch?v=CPxgulXE5k0

https://www.gaypost.it/john-kelvin-nigeriano-richiedente-asilo-pulisce-roma

https://www.ilmessaggero.it/roma/senzarete/ragazzi_stranieri_puliscono_vie_roma-2452637.html

Viterbo
http://quintaepoca.it/desidero-integrarmi-onestamente-senza-chiedere-lelemosina-due-ragazzi-stranieri-tirano-a-lucido-via-cavour/

Bari
https://bari.ilquotidianoitaliano.com/cronaca/2017/06/news/bari-ken-il-netturbino-non-si-ferma-niente-elemosina-voglio-integrarmi-onestamente-163624.html/

Napoli
it.blastingnews.com/cronaca/2018/02/video/a-napoli-un-giovane-immigrato-ha-deciso-di-integrarsi-pulendo-le-strade-004822825.html

Portici
http://www.vesuviolive.it/ultime-notizie/193210-portici-immigrato-pulisce-le-strade-voglio-integrarmi-senza-chiedere-lelemosina/

Battipaglia
https://www.ilmattino.it/salerno/battipaglia_immigrato_pulisce_le_strade_cartello_fa_discutere_web-2514989.html

Spinea
http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2018/01/07/news/profugo-senza-tetto-chiede-50-centesimi-per-pulire-le-strade-1.16319631

Torino
http://www.torinoggi.it/2017/06/17/leggi-notizia/argomenti/cronaca-11/articolo/torino-un-immigrato-si-offre-di-pulire-le-strade-chiedendo-50-centesimi.html

Albenga
http://www.savonanews.it/2017/04/16/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/albenga-si-muove-per-peter-il-ragazzo-nigeriano-che-pulisce-le-strade.html

Carpi
http://www.voce.it/it/articolo/2/attualita/profughi-pulizia-strade-carpi

http://voce.it/it/articolo/2/sociale/limmigrato-pulisce-e-sui-social-scoppia-una-guerra-civile







È un'iniziativa spontanea e onesta oppure c'è un racket simile a quello dell'elemosina?!
 C'è un lancio dell'agenzia Ansa dello scorso 13 Marzo che descrive un tipo di simile "volontariato", con la differenza che non si trova il solito cartello uguale ma una maglietta che riporta:<< pulisco il tuo quartiere - una mancia è ben gradita >> In più l'Ansa intervista anche uno degli ideatori dell'iniziativa:

http://www.ansa.it/legalita/rubriche/educare/2017/03/13/migranti-a-roma-giovani-africani-puliscono-strade-e-verde_0fc0fb31-336d-445e-b86d-9e580df2b512.html  << Tra gli ideatori di questa iniziativa c'è un romano che lavora nel settore del turismo, vissuto per tanti anni in Africa, Matteo Pennacchi. "Questi ragazzi sono organizzati in modo 'liquido', senza il supporto di enti locali, associazioni o parrocchie", spiega. Jeff, nigeriano sbarcato a Lampedusa 7 mesi fa, racconta che in molti paesi africani le buche delle strade vengono riparate da volontari che, al passaggio lento delle auto, chiedono una mancia; così come la potatura di rami pericolosi adiacenti le strade. E' il cittadino stesso che risolve i piccoli problemi, in modo volontario. Thomas, sbarcato a Lampedusa un anno fa, spiega che facendo l'elemosina o vendendo calzini si può guadagnare circa 15 euro al giorno. Pulendo i marciapiedi, soprattutto con la maglietta che esplicita il messaggio, si arriva a guadagnare quasi il triplo. "Contrariamente ai fastidiosi lavavetri - fa notare Matteo Pennacchi - questi volontari della strada chiedono una mancia solo se si è soddisfatti del lavoro fatto.Ma l'effetto sociale più interessante è che incoraggiano la comunicazione, portando a rompere il muro della diffidenza tra cittadino e immigrato. Sono infatti spesso i commercianti stessi o portieri di condomini a chiedere i loro servizi. Sono irregolari di buona volontà, che invece di mendicare passivamente, decidono di rimboccarsi le maniche e rendersi utili". Gli ideatori dell'iniziativa, che sta diventando virale sui social, incentivano questi ragazzi donando scope e magliette con la scritta 'Puliamo il tuo quartiere... la mancia è ben gradita'. E sperano che tutta la città venga "contagiata" da questa "buona pratica" >>

Invece secondo un post del blog "L'ultima ribattuta", un giovane "spazzino" africano intervistato avrebbe spiegato << che il cartello gli è stato fornito nel centro di
via Pietralata 190, >>
http://www.lultimaribattuta.it/63956_spazzini-migranti-unica-regia-roma

L'iniziativa sembra essere una nuova forma di "elemosina organizzata", un tipo di sfruttamento ampiamente documentato sulla stampa, da inchieste giudiziarie e attività delle forze dell'ordine. Ecco una serie di articoli a riguardo:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/19/mafia-nigeriana-il-patto-con-cosa-nostra-agguati-con-lascia-e-sangue-bevuto-a-palermo-prima-inchiesta-sulla-cosa-nera/2105873/

http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/07/05/news/milano_il_racket_delle_elemosina_cinque_nomadi_condannati_a_pene_fino_a_11_anni-143494805/

http://bari.repubblica.it/cronaca/2017/06/18/news/bari_il_racket_dei_questuanti_ai_supermercati_ecco_chi_c_e_dietro_le_loro_richieste-168394310/

https://www.panorama.it/news/cronaca/come-funziona-il-racket-dellelemosina-della-mafia-nigeriana/

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/11/14/news/milano_elemosina_migranti_racket_carita_-181062102/?refresh_ce

http://www.bolognatoday.it/cronaca/mendicanti-lavavetri-elemosina-prostitute-racket.html

http://nuovavenezia.gelocal.it/venezia/cronaca/2012/08/26/news/mendicanti-schedati-controlli-anti-racket-dell-elemosina-1.5600229

http://www.cronachemaceratesi.it/2017/03/15/a-macerata-ce-il-racket-dellelemosina-si-vieti-laccattonaggio/936848/

http://www.lavocedireggioemilia.it/2017/09/27/racket-elemosina-nigeriani/

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/549690/ritrovata-daniela--la-giovane-rom-scomparsa-nel-napoletano.html

http://www.iltempo.it/roma-capitale/2010/12/03/news/furti-ed-elemosine-per-conto-del-clan-821494/

Si comprende l'esistenza di un'organizzazione dietro i racket anche semplicemente notando per la strade, e talvolta anche nei supermercati o ai semafori, sempre le solite "facce" fare l'elemosina in punti precisi e alternarsi in turni, vendere fazzolettini, accendini, calzini, ecc. oppure lavare i vetri delle automobili.
Per esempio nella zona di via Scarlatti a Napoli si trovano volti africani, dell'est Europa ma anche italiani, come un ragazzo con un gatto al guinsaglio e altri due con look da "punkabestia" e annesso cane che impietosice anche gli amanti degli animali.

Io stesso, nella mia città natale, Benevento, ricordo di aver assistito a una rapina con accoltellamento per pochi spiccioli in un cappello davanti a un tabaccaio, oppure di due africani vendere cd falsi davanti a tabacchini, bar e supermercati.


Dopo aver raccontato obbbiettivamente i fatti mi sembra doveroso un commento sulla mia visione personale del fenomeno: provo tristezza nel vedere persone che non hanno alternativa a chiedere la carità, anche se in cambio di un "servizio" come quello di pulire angoli delle città, oppure vendere scarpe o cd contraffatti, ma non provo nessuna pietà per chi approfitta della povertà altrui, di chi fa entrare illegalmente le persone per trasformarle in manovalanza criminale e che si contendono il "territorio" delle elemosine anche con la violenza, ecco altri articoli a riguardo:


http://www.foggiatoday.it/cronaca/arresto-aggressione-mendicante-eurospin-cerignola.html
 

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/09_settembre_18/lite_elemosine_romeno_tentato_omicidio-1601783814003.shtml
 

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_novembre_03/disabili-come-schiavi-semafori-sgominato-racket-dell-elemosina-43968562-638b-11e4-bb4b-8f3ba36eaccf.shtml?refresh_ce-cp

Secondo voi si tratta di un'iniziativa onesta o di "mafia" delle elemosine?

3 mar 2015

Ricordi da Mafia Capitale, quadrante est e "Vaticano".

La magistratura e gli storici faranno il loro lavoro... E i cronisti, gli attivisti fanno pure il loro dovere!

Responsabilità politiche, morali, penali a parte... Tralasciando ogni "mondo di sopra" e di tre quarti mossi da sani interessi giudiziari, dal voler fare il proprio lavoro fino in fondo... Oppure strumentalizzazioni di poveri cronisti precari per spianare, modellare percorsi professionali "Oscuri". Giornalisti che si prestano a sistematica destabilizzazioni, magari inconsapevolmente , tutti presi dalla perenne ricerca della verità! Chissà...

Comunque di seguito un altro re-post sul mondo di "mafia capitale", sulle fondazioni, connotate da tratti della criminalità organizzata o meno, le associazioni, le cooperative speciali che gestiscono il "business" degli svantaggiati, rifugiati e migranti in difficoltà per primi.

Il primo articolo, nell'immagine di seguito (Cliccateci sopra per visualizzazione a schermo intero), era stato pubblicato sul free press locale "La Fiera dell'est nel 2010. Il secondo è uno "stralcio" tratto da "Il Mattino". Per approfondire ulteriormente la vicenda dell'arciconfraternita c'è anche quest'articolo del Manifesto con le dichiarazioni di uno dei protagonisti, monsignor Pietro Sigurani.



 http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/mafia-capitale-commercialista-del-clan-nella-fondazione-umanitaria/notizie/1060813.shtml (...) IL CAMBIO AL VICARIATO La cupola di Mafia Capitale, si pone il problema di spartire gli appalti per la gestione degli immigrati con cooperative legate al mondo cattolico. Odevaine, membro del Tavolo nazionale sui rifugiati, ha modo di orientare alcune scelte, e si lamenta. Odevaine: «In Vicariato non sono proprio felici di loro due, Francesco e Tiziano... stranamente si è un po’ confidato con me Don Andrea dicendomi ”io non so neanche se faccio bene a parlarti o no, però il cardinale è molto molto seccato”. Insomma non so bene, perché poi questi non fanno mai niente per caso, no?» Il riferimento è a Tiziano Zuccolo, camerlengo dell’Arciconfraternita del santissimo sacramento e di San Trifone, lo stesso che nel settembre del 2013 aveva assicurato proprio ad Odevaine che per sbloccare un appalto aveva deciso di fare «un passaggio alto, ma proprio alto...». «Francesco - risponde Odevaine ah che ti frega, tanto poi che ti frega tanto sto Cardinale ora se ne va in pensione, ci mettiamo un altro che diciamo noi!”... Perché loro (il riferimento sembra essere ancora a Salvatore Buzzi ndr) finché c’era Ruini c’avevano questo rapporto stretto, facevano come gli pareva, adesso non è proprio più così». (...)

23 feb 2015

CortoPost: Carlino la storia di Belen, e "vessatorie" confusioni

Il gossip, con diversi livelli di rilevanza penale e pubblico interesse, purtroppo fa parte degli "stati paralleli", che sono mondi paralleli in cui risiede anche il male dentro di noi è racchiuso, il mondo " di mezzo, di sotto, di sopra e di tre quarti", "La Repubblica dei Pomodori".

Spesso molti si chiedono chi sia la ragazza bionda nei famosi spot di Roberto Carlino dell'Immobildream, ci si chiede se sia così abbronzato per far parlare di sè, non importa se male o bene...


E adesso, dopo la recente intervista al programma radiofonico, non nominanto (per non fargli troppa pubblicità) in questo articolo ma già menzionato sulle pagine virtuali di questo blog, si enfatizzano le parole non "vessatorie" di Belen, e non le sanzioni all'azienda per le clasusole vessatorie... Giusto per confondere un po' le idee!

"Flasshato" reporter e filologo, dall'Agenzia Ansia

10 feb 2015

Camorra Capitale: Domenico Pagnozzi e "Mafia Capitale"

In corso arresti, perquisizioni e sequestri "preventivi" per circa 10 milioni di euro dei carabinieri in tutt'Italia richiesti dalla DDA, nell'ambito di un'operazione soprannominata "Tulipano": 
dalla Sardegna alla Sicilia, circa 60 persone sono state colpite da un'ordinanza di custodia cautelare per un associazione di stampo mafioso, con base a Roma sudest, accusata di usura, estorsioni, traffico di droga, reati contro la persona, concorrenza illecita esercitata con minacce e violenza, riciclaggio e reinvestimento di fondi "neri" e detenzione irregolare di armi.

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Il vertice dell'associazione sarebbe il capoclan, originario del comune campano di San Martino Valle Caudina, Domenico Pagnozzi, già detenuto (e dete"noto") al 41 bis per l'omicidio di un altro boss romano, considerato l' "erede" della Banda della Magliana con la sua Banda della Marranella, e che nell'ambiente criminale sarebbe conosciuto come "O' Professore" e "Ice". Come si vede dall'articolo in foto, per quell'evento è stato condannato anche un altro "protagonista" dell'inchiesta di Mafia Capitale, Michele Senese che in quell'occasione voleva "vendicare" l'omicidio di suo fratello.
       Coinvolto sia nell'operazione di oggi che in "Mafia capitale" c'è anche un altro personaggio di estrema destra: Massimiliano Colagrande.
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