29 dic 2011

CasaPound censura gli scritti di Casseri: ripubblicati in esclusiva, la storia non si cancella!

Non si arrestano i "fan" criminali del criminale, che sul web incitano all'odio razziale e a compiere reati, oltre a fare vero e proprio proselitismo neo-nazifascista; intanto CasaPound ha rimosso dal suo sito gli scritti di Casseri oscurando anche le "copie cache" dei cinque articoli recentemente pubblicati su "ideodromo":

 troppo scomodo vedere cosa ci si può permettere di scrivere e cosa si cova realmente nella loro fogna fascista che punta a essere la "faccia pulita" del più bieco estremismo di destra, ma "La Repubblica dei Pomodori" li ripubblica in esclusiva (li trovate di seguito)...














                                                                                                       






È noto che il nostro ordinamento giuridico, come quello di tutti i paesi che si reputano civili, stabilisce l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello stato nonché da condizionamenti di ogni tipo, in primo luogo di natura politica. Questo principio, quando viene seguito (e per la verità non avviene sempre), può indurre gli organi giudiziari a decisioni che non si piegano all’esigenza del politicamente corretto. Una di queste fu senz’altro la sentenza del Tribunale Supremo Militare n. 747, emessa nell’udienza del 26 aprile 19541.

La corte era chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato da un gruppo di ufficiali e sottufficiali della Legione della Guardia Nazionale Repubblicana “Tagliamento”, inquadrata nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, che erano stati condannati due anni prima dal tribunale militare di Milano per l’esecuzione di numerosi partigiani, per sevizie durante gli interrogatori e per aver collaborato con i tedeschi. I giudici respinsero la maggior parte dei ricorsi anche se applicarono agli imputati il condono previsto dalla legge 19 dicembre 1953.



Ma l’aspetto interessante della sentenza non risiede tanto nel dispositivo, quanto invece in una serie di considerazioni che il tribunale militare sviluppò in una lunga motivazione, alcune delle quali risultavano all’epoca, come risultano oggi, fortemente destabilizzanti di alcune certezze politiche.
La principale questione considerata dai magistrati riguardava il “carattere della Repubblica sociale italiana”. Mentre si faceva notare che, nel periodo 1943-45, in tutta la penisola “la Sovranità di diritto è sempre appartenuta allo Stato italiano, e il depositario di essa […] fu sempre il Re”, si precisava però che “altra cosa è la cosiddetta sovranità di fatto”. Quest’ultima, dopo l’8 settembre, “fu nella parte dell’Italia ove risiedeva il Governo legittimo [vale a dire nel Regno del sud - N.d.R.], esercitata dalle Potenze alleate occupanti. Non poteva altrimenti essere, dal momento che, durante il regime di armistizio, permaneva lo stato di guerra e l’occupante era sempre giuridicamente «il nemico». Basti considerare che tutte le leggi e tutti i decreti […] ricevevano piena forza ed effetto di legge a seguito di ordine degli alleati. Pertanto, il Governo del Re era un governo che esercitava il suo potere «sub condicione», nei limiti assegnati dal comando degli eserciti nemici.” Dunque, tale governo “aveva solo quella limitata potestà che le Potenze occupanti gli concedevano”, e poiché gli eserciti angloamericani non avevano ancora occupato il centro-nord, in queste regioni il potere di fatto era “in altre mani, una nuova organizzazione politica erasi creata, con un proprio governo, e, cioè, la Repubblica sociale italiana”, che costituiva “organizzazione statuale […] avente capacità giuridica propria”. Se poi qui erano presenti ingenti reparti militari tedeschi, ciò non basta a dedurre “che essi erano gli occupanti e per negare alla Repubblica sociale italiana il carattere di un governo di fatto”. Inoltre niente “autorizza a ritenere che solo un regime di occupazione siasi costituito nel centro-nord dell’Italia ad opera delle forze armate tedesche”, giacché, come notava la corte, “l’ordinanza Kesselring, in data 11 settembre 1943, che assoggettava il territorio italiano alle leggi tedesche, cessò di avere efficacia” il 23 settembre, allorché “Mussolini ebbe a proclamarsi capo dello Stato fascista repubblicano”.
Quindi, dal parallelo tra due regimi che coesistevano nella penisola, bisogna concludere che mentre al Regno del Sud, che pure è sempre stato considerato il governo legittimo, era preclusa “ogni indipendenza”, tale “preclusione non esisteva per la Repubblica sociale italiana che emanava le sue leggi e i suoi decreti senza l’autorizzazione dell’alleato tedesco.”
Da questa importante conclusione scaturivano poi ulteriori considerazioni, due in particolare speculari l’una all’altra. “I combattenti della Repubblica sociale italiana devono essere considerati belligeranti” in quanto, conformemente alle norme internazionali belliche, i loro reparti erano “comandati da capi responsabili, portavano segni distintivi e riconoscibili a distanza, apertamente le armi, e si conformavano per quanto era possibile, nei confronti dell’avversario belligerante, alle leggi e agli usi di guerra”. Al contrario, riconoscere “ai partigiani la qualità di belligeranti” per il tribunale era frutto di “una peregrina interpretazione delle disposizioni vigenti”; questi infatti “non possono essere considerati belligeranti, non ricorrendo nei loro confronti le condizione che le norme del diritto internazionale cumulativamente richiedono.”
Ricapitolando, secondo il Tribunale Supremo Militare, dopo l’8 settembre in Italia vi era un solo stato indipendente, vale a dire la Repubblica Sociale Italiana, mentre il Regno del sud era occupato dagli angloamericani e totalmente soggetto alla loro autorità. Ecco allora venir meno il significato di espressioni come “occupazione tedesca” o “alleati liberatori”. Le forze armate tedesche non erano occupanti, bensì gli autentici alleati venuti in aiuto di un paese amico. Invece, occupanti in senso proprio erano gli angloamericani che invasero la penisola partendo dal sud, e mantennero per tutta la durata del conflitto lo status di nemici invasori.
Giunti a questo punto viene da porsi una domanda: se nel 1954 un’alta magistratura dello stato prendeva atto che il governo ritenuto legittimo non era indipendente bensì soggetto agli stranieri, possiamo affermare che l’attuale governo, erede diretto di quello del 1943-45, ha effettivamente recuperato la propria indipendenza? Rammento che tutt’oggi l’Italia è gremita di basi statunitensi in cui sono dislocati migliaia di militari americani, equipaggiati anche con armi nucleari. Se la presenza di queste forze veniva spiegata in passato con l’esigenza di collaborare alla difesa del nostro paese e dell’Europa occidentale dalla minaccia di un attacco sovietico, dopo il crollo dei regimi comunisti dell’Est come viene giustificata?
Ulteriore quesito: premesso che il 25 aprile 1945 scomparve l’unico governo indipendente presente in Italia, e che sull’effettiva indipendenza di quello che lo ha sostituito sussiste un legittimo dubbio, cosa si continua a celebrare in quella data?








Adriano Romualdi alle radici dell’Europa




Settanta anni or sono nasceva Adriano Romualdi. Quando morì nel 1973 per un incidente stradale, nonostante la giovane età lasciò una cospicua mole di scritti che spaziano da Platone a Nietzsche, da Evola alla Destra tedesca, dagli Indoeuropei alla seconda guerra mondiale. Dotato di notevole preparazione e lucidità, fino ad oggi nessuno è stato in grado di sostituirlo come studioso e teorico all’interno del neofascismo italiano. Comunque, il fatto che non sia più qui, non è una scusa per ignorare la via che indicò quattro decenni or sono, giacché quella stessa via possiamo sempre percorrerla noi. Così Adriano Romualdi, pur risultando morto all’anagrafe, continuerà a vivere.
Ad agevolarci il compito c’è il fatto indiscutibile che le sue idee siano valide ancora oggi, come mi propongo di dimostrare con questo scritto. Qualche anno fa, potemmo gustarci l’acceso dibattito sulle “radici dell’Europa” che opponeva quelli che le cercavano nel cristianesimo a chi invece le identificava nel razionalismo illuminista, riconoscendo questi ultimi qualche debito nei confronti dei filosofi greci. Tra tutti, nessuno ammetteva la possibilità che un’ulteriore punto di vista potesse entrare nel dibattito, avanzando la scandalosa proposta che le radici dell’Europa affondano in un terreno diverso tanto dal cristianesimo quanto dalla filosofia razionalista. Non c’è quindi da meravigliarsi se un testo che effettivamente illustrava una terza posizione sia rimasto pressoché ignorato. Mi riferisco al saggio di Adriano Romualdi Sul problema d’una Tradizione Europea, pubblicato nel 1973.
Come chiarisce il titolo, l’obiettivo dell’autore era di individuare un complesso di valori tradizionali che appartenessero ai popoli del nostro continente. In effetti, allorché Romualdi denuncia “la confusa accettazione di tutti i contenuti storici che, nel corso dei secoli, han riempito lo spazio europeo”, sembra prevedere i termini della controversia a cui accennavo, e, come avvertisse che non sarebbe stato presente, ribatte in anticipo alle posizioni che vi si sarebbero delineate, respingendole una ad una. Così lo studioso nota che il pensiero razionalista dei philosophes “occupa appena due o tre secoli della millenaria storia europea”, e non rappresenta che “un aspetto particolare della aspirazione alla chiarezza insita nella vocazione apollinea” dei popoli europei.
A chi poi sostiene “l’equazione cristianesimo-civiltà europea”, rammenta che “il cristianesimo è alcunché d’importato e, sebbene copra gli ultimi mille anni d’una tradizione europea, ne lascia fuori uno dei momenti più tipici […] il mondo classico.” Ma anche “una troppo stretta equazione Europa-classicità” ci porterebbe fuori strada, se intendessimo  la classicità “in un senso del tutto esteriore, umanistico e razionalistico.” Ridimensionate quelle che allora come oggi erano e sono considerate le radici dell’Europa, Romualdi inizia a scavare nella nostra cultura per portare alla luce ciò che per lui costituisce “il senso d’una «tradizione europea»”. È chiaro che la concezione della storia seguita dallo studioso non è quella che scopre un continuo progresso materiale dell’uomo, un avanzare della civiltà destinata all’immancabile trionfo sulla barbarie. Per lui la storia è invece costituita dall’incontro e dallo scontro tra diverse visioni del mondo, di cui sono portatori gruppi etnici diversi. Quindi il carattere di un popolo non dipende tanto dal fatto che irrighi i campi o che si limiti a condurre il bestiame al pascolo, che costruisca città o che vaghi nella steppa, giacché non sono le condizioni materiali di vita a influire sullo spirito degli uomini, bensì i miti e i simboli in cui si riconoscono.
Così, allorché i popoli di razza nordica calano sulle sponde del mediterraneo travolgendo le civiltà matriarcali “è significativo che questa irruzione s’accompagni alla comparsa di simboli solari. Nasce la svastica […] nascono la croce raggiata, il cerchio riquadrato, il disco puntato e quello radiante”. Il Romualdi storico ha occhio per “il principio paterno che urta contro la «civiltà della Madre»; la virilità olimpica contro il mito taurino e materno della fecondità; l’ethos delle «società degli uomini» contro la promiscuità entusiastica dell’antico matriarcato.” Il rifiuto di una concezione della storia vista come continuo progresso materiale non è il solo punto su cui lo studioso avversa la vulgata corrente. Egli denuncia anche “la caducità di certe contrapposizioni Oriente-Occidente” là dove l’Occidente dovrebbe essere rappresentato dal Cristianesimo e l’Oriente dalle religioni dell’India.
Nella spiritualità primordiale dell’India vedica, Romualdi riscontra “il concetto centrale della religiosità indoeuropea e della razza bianca: quello dell’Ordine […] inteso come lògos universale e collaborazione di tutte le forze umane con tutte le forze divine”. Tale Ordine, “essenza dell’universo indoeuropeo, è nel mondo e fuori del mondo. È la scaturigine da cui sgorgano il kòsmos visibile e quello invisibile”; per il suo mantenimento “collaborano sia lo spirito dell’uomo, sia più alte potenze. L’intelligenza umana non è contraddetta, ma completata, dalla presenza di una intelligenza della natura e dell’universo. Di qui l’imperativo che spinge questa razionalità umana a farsi azione, unificando nella sua lotta i motivi dell’ordine umano e di quello divino. L’Ordine  –  la misura delle cose  –  va strappato ogni giorno alle forze elementari del caos e della notte.” Una spiritualità  affine a quella degli Aryas conquistatori dell’India, Romualdi la riscontra nei Dori reggitori della polis spartana, nonché nella Roma fondatrice di un Imperium universale, massima manifestazione storica dello spirito solare e virile dei popoli europei. “Ma la tradizione europea si eclissa con l’affermarsi del cristianesimo. La teoria d’una diretta continuità della romanità nel cristianesimo è un abbaglio”.
Sarà con i Germani, organizzatori di “una nuova ecumene europea”, che si avrà “il riaffacciarsi d’una antica visione dell’interiorità della stirpe nordico-europea”, sfociante nel medioevo ghibellino di Federico di Svevia e nella mistica germanica di Meister Eckhart. Di fronte a queste ultime manifestazioni, lo studioso riconosce che “l’innesto della religiosità cristiana nella sostanza spirituale europea è un fatto innegabile”, ma, negando che la Cristianità sia fondamento della “civiltà europea”, la vede “come un momento – sia pure importante – d’una storia assai più lunga”, e quindi il suo ruolo appartiene al passato. Voltando pagina “il mondo della tecnica conquista il suo spazio.” Nella scienza moderna Romualdi scorge “una ignoranza d’ogni altra prospettiva, ma anche uno spirito di razionalità e di padronanza che s’inquadra nel contesto d’una tradizione europea.” Così scienza e tecnica presentano “una aderenza allo stile interiore dell’uomo bianco che non si può disconoscere”, e l’operosità del tecnico è “l’ultima, tardiva incarnazione della spiritualità europea”.
Lo studioso è  convinto che l’uomo europeo “non può cessar di ascoltare il suo interiore comando che è quello di creare e di sostenere l’ordine. Midgard – il paese di mezzo, il paese dell’uomo – va comunque difeso contro Utgard, contro le forze del caos  urgenti dal «paese esterno».” Riflettendo sul miserevole stato in cui versa l’Europa nel momento in cui scrive – e oggi non è certo migliorato – Romualdi, pur senza farsi illusioni, afferma che “il risanamento della nostra civiltà è un nostro compito interno.” Se la battaglia è disperata non per questo dobbiamo abbandonare il campo: le forze del caos non cantino vittoria, “perché il centro vada completamente perduto, e la luce spenta, occorre che l’immagine dell’homo europaeus sia prima estinta”. Ma per esser certi che le radici dalle quale assorbire la forza per combattere siano le nostre, dobbiamo trovare una forma spirituale “che non rappresenti un qualunque sincretistico pasticcio ma che riscopra il fondo della spiritualità propria dell’uomo bianco”.
Lo studioso non teme di prospettare una via, per quanto aspra: “Una moderna spiritualità europea non potrà non configurarsi come essenzialmente attiva in un mondo in cui il tema centrale è quello del padroneggiamento delle forze elementari. L’invasione dell’elementare – tecniche, distanze, eccitazioni – sembra essere la caratteristica della nostra epoca. Esso richiede una capacità di disciplina e di semplificazione aliena da ogni sbavatura spiritualistica.” Questo stile, “presagio d’un nuovo classicismo”, Romualdi lo riscontra nei Fascismi europei, che “tentaron di fondere la chiarità delle origini con la nuova chiarità irradiantesi dalla tensione atletica e dal dominio della materia.” E lo studioso, chiedendosi se “questa esperienza è tutta dietro le nostre spalle”, conviene che “difficilmente potremmo articolare la tematica d’una nuova spiritualità europea prescindendo da quei tentativi di fondere chiarità antica e audacia moderna.” Il viaggio di Romualdi è terminato. Partito da un pensiero rilucente, come il sole primordiale che lo vide nascere nella patria hyperborea, è giunto ad auspicare la riscoperta di quello stesso pensiero, per riallacciarsi a una Tradizione veramente europea che veda lo spirito dominare la materia utilizzandone le forze. Se la modernità vorrebbe oscurare la verità che sta alle origini per impedire un ritorno ad essa, la proposta di Romualdi si propone come l’ultima speranza per un’Europa che privata delle sue autentiche radici ha perduto la propria strada. In questo non c’è niente di strano: chi non sa da dove viene, neppure può sapere dove va.




Benvenuti nell’Ucronia










Se Mussolini avesse vinto la guerra,
Mastella sarebbe al potere nel nome del Fasci
Marcello Veneziani

Poniamo il caso che la sera precedente le Idi di marzo del 44 a.C. Giulio Cesare si fosse trattenuto nel giardino della sua domus un po’ troppo a lungo, omettendo di coprirsi bene a dispetto della temperatura non ancora primaverile. Non è peregrino ipotizzare che il mattino successivo si sarebbe svegliato con un febbrone da cavallo e quindi non si sarebbe recato in Senato. Ecco che il conquistatore delle Gallie sarebbe sfuggito ai pugnali dei cospiratori guidati da Bruto e Cassio, dopo di che, ormai padrone assoluto di Roma, postosi alla testa delle sue invitte legioni le avrebbe condotte nel cuore dell’Europa, assoggettando la Germania, i Balcani e addirittura la Russia. Sulla base di una tale ipotesi, non ci vuole molto a convenire che la storia del nostro continente, e del mondo, sarebbe mutata radicalmente. E tutto ciò per un banale colpo di freddo.
Quello che vi ho appena descritto è uno scenario ucronico.
Si definisce ucronia (ma vengono usate anche ulteriori definizioni quali “storia alternativa”, “contro-storia”, “storia virtuale”, “storia controfattuale” e altre) un particolare filone della narrativa fantastica: l’autore di un racconto ucronico prende un evento storico e lo rovescia, vale a dire ipotizza cosa sarebbe successo se quel determinato fatto non si fosse verificato come riferiscono i libri di storia, ma in maniera inversa. Esempio classico: come si sarebbe svolta la storia d’Europa se Napoleone avesse vinto la battaglia di Waterloo invece di perderla?
I fondamenti teorici del genere vengono individuati in un saggio scritto in pieno XIX secolo dal francese Charles Renouvier, e intitolato per l’appunto Uchronie, nel quale si descriveva lo sviluppo della civiltà europea non come si era effettivamente svolto, bensì come avrebbe potuto svolgersi se alla morte dell’imperatore romano Marco Aurelio fosse asceso al trono un successore diverso dal depravato Commodo.
In Italia, negli anni tra le due guerre mondiali, il filosofo cattolico Adriano Tilgher affermava che si riscontrano “nella storia dei momenti cruciali, dei punti nodali, in cui il corso intero degli eventi sembra in modo indubbio sospeso a un evento singolo, individuale, omnimode determinatum,dal non esserci del quale quel corso intero sarebbe stato diversamente atteggiato.” In fin dei conti ci sono “avvenimenti dei quali, anche se non si sono prodotti, abbiamo la più netta coscienza che avrebbero potuto benissimo prodursi”, e nel caso si fossero verificati “il corso degli eventi non sarebbe stato quello che è stato”.
Ma passiamo dalla teoria alla pratica.
Uno dei punti nodali che hanno più attratto gli scrittori ucronici è la seconda guerra mondiale. Negli ultimi sette decenni un gran numero di autori ha ipotizzato che le sorti del conflitto fossero state in tutto o in parte rovesciate, immaginando quindi un dopoguerra diverso da quello in cui viviamo. Alcune di queste opere sono state tradotte nel nostro paese, come La svastica sul soledi Philip Dick, La grande spia di Len Deighton o Fatherland di Robert Harris, tutti ambientati in un mondo dominato dal Terzo Reich che è uscito vincitore dalla guerra. Da parte loro, gli autori italiani si sono più interessati allo sviluppo ucronico del fascismo. Tra gli altri, nel 1950 uscivaBenito I Imperatore di Marco Ramperti, e nel 1980 La grande mummia di Vanni Ronsisvalle, che immaginavano un regime mussoliniano saldamente in sella dopo la vittoria bellica. Se entrambe queste opere presentavano un taglio ironico, ben altro tono ha l’epico romanzo di Mario FarnetiOccidente3, pubblicato nel 2001, gratificato da un notevole successo, e che ha dato origine a una trilogia. La sua notorietà ha varcato persino i nostri confini, se pensiamo che il quotidiano londinese The Times gli ha dedicato il 5 maggio 2001 un articolo su otto colonne.
La vicenda prende il via dall’ipotesi che nel 1940 l’Italia non sia entrata in guerra a fianco della Germania, ma, rimasta neutrale, assistita alla conclusione del conflitto. Nel 1945 l’Unione Sovietica, dopo avere occupato i paesi dell’Est, aggredisce l’Europa occidentale. A quel punto il nostro paese entra in guerra a fianco di USA, Inghilterra e Francia e dà un contributo determinante alla sconfitta dell’Armata Rossa e all’invasione della Russia. Così, negli anni settanta del secolo scorso (epoca in cui è ambientato il romanzo), l’Italia fascista è una potenza mondiale e il suo impero si estende dalle steppe russe all’Oceano Indiano.
Per chiarire gli intenti dell’opera lasciamo parlare lo stesso autore: “La tesi di fondo sulla quale si sostiene il mio romanzo è che, se da un lato il Fatto Compiuto non può essere modificato, dall’altro può invece essere messo in discussione. Questo espediente critico ci permette di prendere in considerazione una gamma di alternative storiche non solo attuabili, ma in certi casi anche auspicabili. Siamo spesso portati a credere che il nostro sia il mondo migliore possibile, ma questa è solo una supposizione che, se riflettiamo bene, non ha alcun fondamento. Per questo motivo, scrivere Occidente è stato per me quasi un dovere intellettuale.” E ancora rileva: “La visione del mondo cui si rifà la nostra cultura attuale è inquinata da un forte complesso di colpa legato alle vicende del ventennio e al disastro seguito alla nostra entrata in guerra. Questi eventi dolorosi hanno agito e agiscono sulla nostra percezione della storia e del presente come una lente deformante. Ecco, io ho voluto eliminare questa lente deformante per riappropriarmi delle radici della nostra tradizione.”
Le parole di Mario Farneti ci fanno sospettare che il suo romanzo – e più in generale ogni narrazione ucronica – costituisca qualcosa di più di un semplice esercizio di fantasia da praticare in un salotto intellettuale per vincere la noia. Questo doveva essere chiaro anche a un altro scrittore, Guido Morselli, il cui romanzo Contro-passato prossimo, pubblicato postumo nel 1975, rovesciava le sorti della prima guerra mondiale, immaginando una storia alternativa per l’Europa5. Morselli affermava che “lo storicismo rimane una delle strutture portanti della cultura mondiale […]. Basta ricordarsi che è lo scheletro teorico del marxismo.” Dichiarava poi che, scrivendo l’opera, era sua intenzione “portare un contributo alla negletta, e anzi proscritta, critica ‛alla’ Storia.”
Anni prima, il già  citato Tilgher aveva scritto: “È bene e salutare che lo storico si ponga il problema del ‛se’. Non per fantasticare a vuoto su quello che avrebbe potuto essere e non fu, ma per acquistare chiara e netta coscienza della non-fatalità, della contingenza, della casualitàinerente all’accadere storico, ad ogni accadere storico.”7
E a distanza di decenni la positiva funzione antistoricista dell’ucronia continua a essere riconosciuta, tra gli altri, dal medievalista Franco Cardini: “Quel che nella storia è accaduto non ha alcun titolo di maggior verosimiglianza rispetto alle infinite cose che avrebbero invece potuto succedere, se non questa: che è avvenuto.” In questo senso “l’ucronia ci libera dal fardello della necessità storia.”
Da parte sua lo studioso di Oxford, Niall Ferguson, ricercatore di Virtual History, dichiara: “Il nostro è un approccio anti-determinista, anti-marxista: cerchiamo di ricreare la natura caotica dell’esperienza per dimostra che il corso della storia non è mai certo.”9
In definitiva, l’ucronia avversa lo storicismo e tutte quelle ideologie intenzionate a convincerci che le cose sono andate nel solo modo in cui potevano svolgersi, che la storia marcia secondo una direzione necessaria che è anche l’unica positiva. Contro queste idee dimostra che a determinare la storia sono anche eventi imprevedibili, piccoli e apparentemente insignificanti, proprio come il malanno che avrebbe potuto colpire Giulio Cesare. Ecco allora che scrivere e leggere narrativa ucronica si rivela un modo per destabilizzare la storia e quindi la realtà in cui viviamo.
Ma, attenzione: la storia alternativa può assumere forme diverse. Gianfranco de Turris, introducendo un’antologia ucronica, nota che questi racconti si possono scrivere “per sostenere implicitamente che è stato meglio che le cose siano andate come in effetti sono andate, che la possibile alternativa sarebbe stata peggiore della realtà come la conosciamo, che la Storia ha fatto bene a non prendere vie diverse da quelle note.” Indubbiamente questa impostazione “diminuisce le potenzialità dell’Ucronia”; al contrario vi sono narrazioni “scritte per dimostrare che le cose sarebbero andate meglio e non peggio se la Storia avesse imboccato percorsi diversi”. In questo caso l’ucronia ci abitua veramente al “revisionismo assoluto e all’immaginario politicamente scorretto. Con buona pace dei Guardiani del Pensiero Unico e della Immutabilità Storica. Se non esiste un Piano o Fine generale predeterminato della Storia umana […] non deve nemmeno esistere il tabù del Fatto Compiuto: allora tutte le possibilità sono sullo stesso piano, tutti i futuri sono ugualmente possibili”.
Considerando anche quanto affermato dai teorici citati sopra, possiamo dire che sia questo secondo tipo di narrativa, col suo “revisionismo assoluto”, a costituire la vera ucronia.
Per concludere, se nonostante tutto non siete ancora convinti del valore della storia alternativa, eccovi l’opinione del giornalista, politologo ed ex ambasciatore Sergio Romano: “La storia ipotetica, virtuale o controfattuale […] mi è sempre parsa giustificata. Non può cambiare il corso degli eventi, ma è un’eccellente ginnastica mentale, soprattutto per coloro che dovranno prendere le decisioni di domani.”
Dunque, un consiglio a chi aspira a far parte della futura classe dirigente: studiate l’ucronia!




Il magico Pound
Ho portato la grande sfera di cristallo;
chi la può sollevare?
Puoi tu penetrare nella ghianda di luce?

Ezra Pound, Canto 116


Più di un lettore dei Cantos, il capolavoro poetico di Ezra Pound, è rimasto affascinato dalle singolari costruzioni linguistiche forgiate dal “Miglior Fabbro”. Versi apparentemente incomprensibili, frasi prive di una logica evidente, strofe che sembrano create solamente in funzione di un effetto sonoro. Gli esegeti di Pound hanno provveduto a discernere il significato intrinseco del poema, illuminando gli ammaliati lettori sul perché e il percome. Tuttavia i Cantos conservano l’aura di un senso nascosto, che l’esame intellettuale non riesce a fissare, ma anzi, rende ancora più sfuggente. Se i critici ortodossi hanno scritto solidi saggi su Pound poeta, studioso di economia e uomo di cultura, qualcuno ha preferito esplorare terreni più ambigui, chiedendosi se l’opera del Nostro non presenti caratteri occulti, esoterici e, diciamolo pure, magici.
Alcuni testi sull’argomento sono disponibili anche in Italia. Tra questi uno dei primi a vedere la luce fu un breve scritto dell’egittologo Boris de Rachewiltzi, che riveste particolare importanza perché l’autore era il genero di Pound, avendone sposato la figlia Mary, e si trovava quindi a stretto contatto col poeta.
De Rachewiltz dichiara di non voler “attribuire all’opera di Pound un’impostazione di per sé magico-iniziatica”; semmai la sua intenzione è di “indicare i motivi essenziali e strutturali della tematica poundiana che possono andare riferiti appunto a tale dimensione.” Rilevato che “Pound concorda con l’ermetismo che dà valore a tutto ciò che ha forma, che è compiuto secondo un limite e una misura”, a proposito dei Cantos afferma che la loro struttura “si avvale di elementi visivi, veri ‛punti di appoggio’ magici”, tanto che nel poeta rivivrebbe “l’antica idea neoplatonica che i geroglifici egiziani fossero di per sé simboli magici”.
Per dimostrare come sia solidamente attestato il nesso tra magia e poesia, lo studioso cita poi un brano attribuito a Julius Evola: “Chi tiene presente quanto siano legati alle prime forme di coscienza sottile l’elemento «ritmo» e l’elemento «imagine», può comprendere come certe esperienze trascendenti possano esprimersi meglio attraverso la poesia, che non attraverso il comune pensiero astratto. […] Vi è un’arte sottile di associare certe parole, che secondo il loro significato solito tratto da corrispondenze sensibili nessuno penserebbe a mettere insieme.”iiCome ho evidenziato all’inizio di questo articolo, basta una rapida scorsa ai Cantos per individuare associazioni di parole e corrispondenze che assumono un significato specifico soprattutto se lette mantenendosi discosti dal rigido razionalismo.
Di grande rilievo è la citazione di Pound “a god is an eternal state of mind [un dio è un eterno stato mentale - T.d.R.]”, che trova il corrispettivo nella dottrina alchemica per cui “dovunque si parla di ‛dèi’ o ‛numi’, si tratta di stadi trascendentali della coscienza e ‛conoscere un dio’ equivale a penetrare in stato creativo”iii. Per il poeta, dunque, la divinità è una condizione dello spirito umano, così come nel pensiero magico la tensione verso il divino opera attraverso una mutazione interiore.
Date queste premesse non è sorprendente che altri studiosi abbiano seguito indagini affini.
Demetres Tryphonopoulos, un greco che insegna letteratura negli Stati Uniti e che vanta al suo attivo numerosi studi su Pound, è l’autore di un erudito saggioiv che partendo dagli studi giovanili di Pound sull’occultismo, esamina poi i suoi contatti con gli ambienti esoterici di là e di qua dall’Atlantico: tra tutti l’incontro con William Butler Yeats. Quindi punta l’obiettivo su quei Cantosnei quali l’elemento occulto si svela all’occhio e alla mente di chi sa leggere, evidenziando i punti di contatto tra il poema e quelle dottrine legate al “corpo di pensiero religioso speculativo eterodosso che sta la di fuori di tutte le ortodossie religiose e che comprende movimenti quali lo gnosticismo, l’ermetismo, il neoplatonismo, il cabalismo, la teosofia”.
Quello che risulta è un ulteriore aspetto dell’opera e del pensiero di Pound, opera e pensiero multiformi ma che non presentano contraddizioni. Creando “l’epica della Nuova Era”, il “Miglior Fabbro” riuscì a forgiare uno strumento che con le sue molte sfaccettature può servire a scardinare l’uggiosa realtà imposta dal pensiero unico. È chiaro che la rivolta di Pound contro il mondo moderno non era dettata solamente dalla sua avversione per un iniquo sistema finanziario. Si trattava di un’opposizione molto più radicale contro tutto ciò che il razionalismo rappresenta.
Carattere peculiare di chi opera attraverso la magia è di dare preminenza alla ‛volontà’ rispetto alla ‛ragione’. Lo stesso Pound si rendeva conto di seguire questo principio quando scriveva: “Mi si obietterà che sto cercando di fondare un sistema sulla volontà anziché sull’intelletto. È proprio questa una delle ragioni principali che mi hanno spinto a scrivere questo trattato.”v
Se è legittimo sospettare che l’autore dei Cantos seguisse processi mentali affini al pensiero magico, ecco allora, sotto le maschere del poeta e dello studioso di economia, svelarsi l’intima essenza di Ezra Pound, un mago del XX secolo.

NOTE
i Boris de Rachewiltz, L’elemento magico nella poesia di Ezra Pound, Raffaelli Ed., Rimini, 2008, (I ed. Scheiwiller, Milano, 1965).
ii EA, Poesia e realizzazione iniziatica, in Introduzione alla magia vol. III, Ed. Mediterranee, Roma, 1971, p. 27.
iii Julius Evola, La tradizione ermetica, Laterza, Bari, 1931, p. 194, nota 1.
iv Demetres Tryphonopoulos, Ezra Pound e l’occulto. Le radici esoteriche dei Cantos, Ed. Mediterranee, Roma, 1998.
v Ezra Pound, L’ABC dell’economia, Bollati Boringhieri, Torino, 2009, p. 39.




Tex e il fantastico




Il fantastico è frequente nei fumetti di Tex1. G. L. Bonelli afferma in una intervista: “Per me le avventure fantastiche [...] hanno rappresentato una specie di ‘vacanza’ che mi permetteva di uscire dai meccanismi inevitabilmente ripetitivi del Western tradizionale. Ho ragione di credere che i lettori abbiano accettato queste ‘divagazioni’ con lo stesso mio spirito!”2. In effetti quel tipo di storie sono tra le più amate dai suoi lettori3, merito anche delle capacità di Bonelli, che sapeva coniugare ad un’ambientazione western,generi come la fantascienza e l’orrore che pure potevano apparirle estranei4.
È interessante indagare quale sia il ruolo che il fantastico e la magia svolgono nelle avventure di Tex, e quale l’atteggiamento tenuto dal ranger di fronte ai fenomeni inspiegabili.
Sul primo punto è illuminante quanto scrive Silvia Tomasi: “Ecco quindi nell’epopea laica della Colt riaffiorare il volto numinoso del sacro, ma con l’etichetta nera, e questa irruzione deve offrire un panico sconosciuto, deve costituire una minaccia che rompe la stabilità delle leggi in un mondo noto.”5. È evidente, in queste parole, il riferimento alla concezione dello studioso francese Roger Caillois che vede nel fantastico “una lacerazione, una irruzione insolita, quasi insopportabile nel mondo reale.”6e afferma che “nel fantastico il soprannaturale si manifesta come rottura della coerenza universale.”7 Non c’è alcun dubbio che il mondo in cui si muove Tex sia il nostro mondo, vale a dire una realtà in cui la magia ed il sovrannaturale non esistono, o non dovrebbero esistere, e che quindi, qualora si manifestino, generano una crisi e destabilizzano le nostre consolidate certezze, provocando il “conseguente sconvolgimento dell’esistenza del singolo e della collettività.”8 Questa crisi, questo sconvolgimento, sfociano immancabilmente nella paura, come nota ancora Silvia Tomasi: “Le avventure gotiche dei quattro pards [Tex e i suoi tre compagni abituali. - N. d. R.] procurano agli increduli lettori il terrore voluttuoso delle storie di magia.”9 Ma, si badi bene, la paura è riservata agli “increduli lettori” che sprofondati in poltrona con l’albo tra le mani, si godono la commistione tra paura e incredulità. Tutto ciò non vale per Tex: al contrario dei lettori, il protagonista delle storie non appare né spaventato né incredulo.
Che il ranger non sia terrorizzato dal sovrannaturale è unanimemente constatato. Silvia Tomasi afferma che “nessun aspetto dell’orrore magico inibisce o spaventa Tex”10. Sulla stessa posizione Ermanno Detti, secondo il quale l’eroe “combatte più volte dure e difficili battaglie contro i sortilegi del terribile Mefisto e di suo figlio Yama senza conoscere la paura”11. Infine, Piero Di Castro conferma che “questa presenza quotidiana del soprannaturale non inibisce Tex e non lo spaventa [...] non è impressionato da incubi, succubi, fantasmi, vampiri, licantropi epoltergeist.”12
Quando però si arriva ad indicare i motivi per cui Tex non prova sgomento di fronte a spettri e magie, le opinioni dei critici divergono. Piero Di Castro, ricorrendo a Freud, riscontra che nel ranger è presente “un altro registro, più nascosto e arcaico, che entra in attività di fronte alla provocazione dell’ignoto [...] emerge, senza strappi né conflitti il suo tipo narcisistico<"13, dopo di ché, nonostante nel medesimo articolo escluda di voler sottoporre Tex ad una indagine psicoanalitica, si addentra in una disamina del tipo Tex con ampie citazioni freudiane. Pasquale Iozzino, dopo aver constatato che “perfino il potente Mefisto è sconcertato dall’incredibile coraggio del ranger che irride le sue manifestazioni di magia nera”, conclude: “Uomo pratico, dalle azioni sempre ispirate dal raziocinio, Tex ha un atteggiamento fondamentalmente scettico riguardo ogni cosa che esula dalla normalità, dal quotidiano”14. Su una posizione diametralmente opposta alla precedente è Silvia Tomasi che definisce Tex “un ostinato credulone” e, certa che “Willer sa che la quotidianità è ambigua, esiste sempre qualche faglia temporale dove ci si può perdere […]. Quando la civiltà, appollaiata in cima alla propria idea di realtà vacilla e crolla su se stessa, ecco che tornano alla luce tutti i mostri dimenticati e prende il sopravvento il lato oscuro della vita”, conclude: “In fondo non è importante che non creda, ma che non tremi”15. Ermanno Detti rileva nel comportamento di Tex un’apparente illogicità: “Il nostro insomma non mette in dubbio l’esistenza di forze misteriose [...] ma anche di fronte alle più terribili forze sovrannaturali si comporta come se il nemico fosse uno qualunque [...] senza paura e senza perdere la speranza di combatterle e di vincerle. È quasi curioso vedere un eroe che, pur in difficoltà di fronte a forze misteriose e occulte, mantiene il suo comportamento e la fiducia nelle proprie forze materiali (pugni e colt).”16
Se queste opinioni discordanti ci rendono frastornati, ci soccorre Roger Caillois quando, parlando del racconto fantastico che genera paura nel lettore, nota: “Esso non poteva emergere che dopo il trionfo della concezione scientifica di un ordine razionale e necessario dei fenomeni, dopo il riconoscimento di un determinismo rigoroso nella concatenazione delle cause e degli effetti. In breve, nasce nel momento in cui nessuno crede più alla possibilità del miracolo. Se ormai il prodigio fa paura è perché la scienza lo bandisce e noi lo riteniamo inammissibile, terrificante. [mio il corsivo]“17. Dunque le manifestazioni del fantastico e del sovrannaturale atterriscono solo chi non ci crede, mentre chi è disposto ad accettarle, ammettendo che possa esistere qualcos’altro oltre al mondo che ci circonda, sfugge alla morsa del terrore, e trova proprio nella sua accettazione la forza di reagire alla minaccia dell’ignoto. Questa è esattamente la reazione di Tex: la magia di Mefisto, i fenomeni sovrannaturali, i fatti che la scienza non può spiegare, non lo impressionano più di tanto, perché è disposto ad accettarli. Quindi tutt’altro che “scettico” o “credulone”, la sua mente non si fossilizza sulle verità imposte dal razionalismo, invece mantiene un’elasticità di giudizio che, lungi da farne un bevifrottole, gli permette di estendere il confine del reale oltre il limite stabilito dai nostri cinque sensi.
È da notare come i successori di G. L. Bonelli non abbiano saputo recepire questo aspetto della personalità di Tex. Si prenda come esempio la storia La miniera del terrore, scritta da Claudio Nizzi e pubblicata su Tex Gigante nn. 336-338. Il ranger indaga su misteriosi fatti avvenuti in una miniera d’oro, che si dice sia infestata da una sorta di Dio Serpente che assumerebbe forma semi umana. Gli stessi minatori dichiarano a Tex di aver visto l’essere nel suo aspetto umanoide. Alla fine si scoprirà che si tratta di una mistificazione (un uomo agghindato con testa e coda in finta pelle) messa in atto da alcuni loschi individui che vogliono allontanare i minatori per poter avere lo sfruttamento esclusivo della miniera. La cosa che non quadra nella trama è l’atteggiamento assolutamente scettico assunto da Tex, che in una vignetta esclama: “Sa il cielo se ne ho viste di cose strane in vita mia, ma questa, per Giove, le batte tutte!” (T.G. n. 336, p. 49). Sarà bene ricordare a questo punto alcune delle “cose strane” che Tex ha visto in vita sua: 1) ha assistito alla smaterializzazione di una mummia vivente di cui aveva constatato personalmente la materialità (T.G. n. 50, p.74); 2) ha tranquillamente conversato con due persone che poi si sono rivelate essere fantasmi tornati dall’oltretomba per reclamare vendetta (T.G. n. 116, p. 9-32); 3) ha ucciso un negro, solo per sentirsi dire subito dopo da un medico, che quell’uomo era evidentemente morto già da alcune ore (T.G. n. 126, pp. 111-112, e T.G. n.127, pp. 5-6); 4) si è scontrato con un uomo semi trasformato in belva, e per ucciderlo ha dovuto letteralmente riempirlo di piombo (si contano quindici spari di fucile a distanza ravvicinata), dopo che lo stesso aveva piantate in corpo una decina di frecce ed un pugnale (T.G. n. 136, pp. 80-81). In nessuna di queste circostanze Tex ha mostrato il minimo segno di stupore o incredulità. È evidente che, nel caso del Dio Serpente, lo sceneggiatore voleva presentarci un Tex razionalista in mezzo a dei creduloni, ma il personaggio creato da Gian Luigi Bonelli non avrebbe mai tenuto quel comportamento, invece considerato che più volte ha constatato personalmente e senza ombra di dubbio che i fenomeni sovrannaturali esistono, avrebbe preso per un dato di fatto le dichiarazioni dei minatori, poi, senza farsi impressionare avrebbe affrontato il presunto essere mostruoso, pronto ad accettare qualunque verità si fosse rivelata. Questa incomprensione è stata accompagnata dalla rarefazione delle storie fantastiche e dal loro netto peggioramento qualitativo che è culminato con l’ultimo ritorno di Mefisto in una storia sempre scritta da Nizzi che è stata definita “una collezione di ingenuità, leggerezze, occasioni perdute”18.
Per concludere posiamo chiederci i frequenti scontri tra il ranger e le forze occulte si inquadrino nello schema dell’eterna lotta bene/male, Dio/Satana, a cui ci hanno abituato un’infinità di romanzi, film e fumetti. È evidente che certi poteri di cui si ammantano gli avversari magici di Tex sono di origine diabolica, almeno come la possiamo intendere nell’odierna cultura occidentale. Ma se Mefisto & C. fanno largo impiego di questi poteri, appaiono invece molto più restii a chiedere l’intervento diretto delle entità che ne costituiscono la fonte19. Come rilevano Peter e Caterina Kolosimo, Mefisto “evoca soltanto in scarse occasioni le potenze infernali, e lo fa, più che altro, per autosuggestionarsi e aumentare in tal modo i propri poteri.”20 D’altra parte, se le supreme forze del male si intravedono appena, quelle del bene sono assolutamente latitanti, né Tex si sognerebbe mai di evocarle, fiducioso com’è “nei contro-poteri apotropaici della Colt.”21Dunque, nell’universo che fa da sfondo a queste avventure, l’entità suprema che incarna il bene, al pari di quella che incarna il male, è praticamente assente: è una sorta di deus otiosus22, che si è ritirato dal mondo abbandonando dietro di sé una frazione dei propri poteri, e lasciando gli uomini a sbrigarsela da soli, come fosse infastidito dalle nostre beghe.
In questo mondo privo di senso del sacro (inteso senza differenziazione tra bene e male), in cui il fantastico è un’eccezione che infrange le regole e quindi porta con sé un inevitabile terrore, si muove Tex Willer. Forte delle sue incertezze, pronto a confrontarsi con quelle infrazioni che accetta, consapevole che una realtà possa essere altra, ma non per questo è meno reale.
1 Sul sovrannaturale e il fantastico nelle storie di Tex vedi:
Peter e Caterina Kolosimo, Introduzione al volume a fumetti Tex contro Mefisto, Mondadori, Milano, 1995 (I ed. 1978);
Antonio Tettamanti, Tex e il fantastico, in Giulio Cesare Cuccolini (a cura), Un editore un’avventura, numero speciale de Il Fumetto, A.N.A.F., Roma, 1984;
Anonimo, Il fantastico in Tex, in Fumo di China n. 5 (32) speciale 40 anni di Tex, Alessandro Distribuzioni, Bologna, luglio 1984;
Silvia Tomasi, Tex: è vero ma non ci credo, in Roberto Barbolini e Silvia Tomasi (a cura), Paper hell – Carte infernali, Transeuropa, Ancona – Bologna, 1991;
Daniele Bevilacqua, Le incursioni nel fantastico di un western ortodosso, in P. Iozzino e D. Bevilacqua, Tex Horror… cit.
2 Intervista pubblicata sul volume a cura di Raffaele De Falco e Pino di Genua Tex. Tra la leggenda e il mito, Ed. Tornado Press, Marano di Napoli (NA), 1994. Citazione ripresa da D. Bevilacqua, Le incursioni… cit.
3 Lo conferma Sergio Bonelli allorché, parlando delle storie fantastiche di Tex, dichiara che “i lettori ne restavano immancabilmente conquistati.” in Sergio Bonelli Tex Willer, o l’arte della fuga, presentazione al volume a fumetti Tex e i figli della notte, Oscar Mondadori, Milano, 1997.
4 Ma vedi su questo punto le convincenti considerazioni di Daniele Bevilacqua nel suo articolo Le incursioni… op. cit. in particolare pp. 11-12.
5 S. Tomasi, Tex, è vero… cit.
6 Roger Caillois, Dalla fiaba alla fantascienza, Theoria, Roma – Napoli, 1991, p. 19.
7 R. Caillois, Dalla fiaba… cit., p. 21. Per una analisi critica della concezione di Caillois che ne rileva i limiti e che, ampliando il significato del termine “fantastico” e stabilendo un legame indissolubile tra lo stesso ed il Mito, la supera, pur senza contraddirla totalmente, vedi: Alex Voglino Neosimbolismo. Elementi per una esegesi della letteratura fantastica, in AA.VV. Dal mito alla fantasia – Atti del I Convegno Nazionale di Narrativa Fantasy e dell’Immaginario – Chieti 20-21 giugno 1981, Solfanelli Editore, Chieti,1983, in particolare pp. 10-12. Su posizione analoga, ma che limita la critica a Caillois a un piano sostanzialmente terminologico, Gianfranco de Turris, Il genio dell’incubo, in Abstracta, n. 1, Stile Regina Editrice, Roma, gennaio 1986.
8 G. de Turris, Il genio… cit.
9 S. Tomasi, Tex, è vero… cit.
10 S. Tomasi, Tex, è vero… cit.
11 Ermanno Detti, Tex, filosofia e religione, in P. Iozzino e D. Bevilacqua (a c.), Tex horror… cit.
12 Piero Di Castro, Tex, T. – Rex, Text, Tex Libris e altre evocazioni magiche, in Mauro Paganelli e Sergio Valzania (a cura) Gianluigi Bonelli – Aurelio Galleppini, Editori del Grifo, Montepulciano (SI), 1982.
13 P. Di Castro, Tex… cit.
14 Pasquale Iozzino, Tex, l’intrepido, in P. Iozzino e D. Bevilacqua (a c.) Tex horror… cit.
15 S. Tomasi, Tex, è vero… cit.
16 E. Detti, Tex, filosofia… cit.
17 R. Caillois, Dalla fiaba… cit., pp. 21-22.
18 Gianluca Casseri, Postille al ritorno di Mefisto, nel periodico La Soglia n. 4, aprile 2003. L’articolo critica pesantemente la storia. Per altre forti critiche vedi Franco Spiritelli, Il triste ritorno di Mefisto, nel periodico Fumo di China n. 107, marzo 2003.
19 Questa regola sarà infranta nell’ultima storia che oppone Tex a Yama. Il fatto che ciò avvenga quando ci troviamo già in pienadecadenza narrativa, non ne costituisce una contraddizione, ma anzi una conferma.
20 P. e C. Kolosimo, Introduzione… cit., p.10.
21 Gianni Canova, Tex Willer, un milanese nel Far-West, citazione ripresa da S. Tomasi, Tex, è vero… cit.
22 Il concetto di deus otiosus è stato espresso dallo storico delle religioni Mircea Eliade in varie opere. Tra le altre vedi: Mircea Eliade,Mito e realtà, Borla, Torino-Leumann, 1966, pp. 124-129. Vedi anche Mircea Eliade, Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino, 1999, pp. 45 e segg.




AGGIORNAMENTO DEL 30 DICEMBRE
QUESTI ALCUNI DEI LINK DAL "CENTRO STUDI LA RUNA", CHE SMENTISCE L'APPARTENENZA DI CASSERI ANCHE SE AMMETTE IL SUO AVER SCRITTO PER LORO (ECCO IL LORO MESSAGGIO E I NUOVI LINK DI ARTICOLI RIMOSSI, PERCHé LA STORIA NON SI CANCELLA!)

IL SAGGIO SU DRACULA DIVISO IN SETTE PARTI

Un altro articolo per "La Runa"


LA SUA BIOGRAFIA E LA RIVISTA DA soronel.it




SU QUESTO NUMERO DEL 2005 DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE THULE ITALIA OLTRE ALL'ARTICOLO SU ROMUALDI ANCHE UNO SULLA "GIOVENTù DI HITLER"








34 commenti:

  1. Seguire poesia ermetica e stravolgerne il significato a proprio piacimento,ipotizzare e idolatrare un' ipotetica versione alternativa della storia è un tipico atteggiamento estremista, non avendo principi reali,storici a cui ispirarsi nasce il bisogno di crearli ex novo.I nazisti,ad esempio,si appropriarono della svastica indiana,simbolo con significati augurali e di fortuna utilizzato da molte altre culture fin dal Neolitico e ne fecero lo stemma della loro folle campagna politica per sacralizzare il popolo ariano (auto-eletto come popolo prescelto dagli dei).In questo caso dunque un simbolo sacro pagano lo si attribuisce a un fantomatico popolo eletto tedesco senza nessun dato storico, senza prove,semplicemente si crea il mito dal nulla e lo si impone agli altri... Casseri non fa altro che questo,rivisita la storia e crea un nuovo mito che purtroppo viene preso come veritiero.

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  2. Vero. Bisogna dire, però, che, leggendo questi articoli pacati, argomentati e documentati, ben difficilmente si sarebbe potuto immaginare che dietro di essi ci fosse la mente di un assassino. Non vi sono, qui, espressioni che inneggino alla violenza o al razzismo (mentre abbondavano negli scritti di Breivik). Del resto, pare che Casseri abbia fatto quel che ha fatto perché ossessionato dall'ispettore Callaghan. Il fascismo c'entra poco. C'entra la follia.

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  3. Caro Anonimo, da come scrivi sembri proprio uno di quei "neofasci" mascherati, che vogliono minimizzare l'accaduto -ma forse mi sbaglio anche se definisci articoli "PACATI E DOCUMENTATI" quelli che sono sproloqui pomposi che non hanno un reale filo logico e con un apparato critico ridicolo, sono revisionisti e apologizzano il fascismo-: chi incita al razzismo (dai politici ai criminali dei gruppi inneggianti a Casseri su Fb)è il mandante morale degli omicidi e potenziale esecutore di altri atti destabilizzanti, che siano a opera di folli o "programmati" dai servizi o che siano ispirati da Tex quanto da Callaghan. Inoltre ti invito, se hai le palle, a firmarti con nome e cognome quando dici "articoli pacati, argomentati e documentati" su follie del tipo "LA GIOVENTù DI HITLER", oppure sei uno di quelli che sta nascosti nelle "fogne" e fai i commenti perché non siete riusciti a cancellare la storia?!
    Paolo Maria Addabbo

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  4. Io non ho insultato nessuno. Devo dire che non ho letto La gioventù di Hitler. Non ho letto tutti gli articoli di Casseri. Mi riferivo soprattutto a quello su Pound e a quello su Romualdi. Ad ogni modo, non tutti i revisionisti o i neofascisti vanno ad ammazzare la gente. Diciamo neofascismo più follia uguale strage. Ma la follia provoca stragi anche senza neofascismo. Casseri era in cura per depressione da sette anni.

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  5. Forse non tutti i neofasci o revisionisti ammazzano gente, ma molti di quelli, di quella gente che si fa fare il lavaggio del cervello dalla demagogia (unico vero fondamento teorico delle dittature nazi-fasciste vecchie e nuove che hanno il fine di tutte le nuove e vecchie dittature, cioè avere il potere e non la lotta "sociale")e che come riportato nel post incita alla violenza, a commettere svariati reati, a Breivik ecc, e che come si vede sempre dalle immagini nel post vuole emulare Casseri e Breivik (e ci sono anche dei giovanissimi che vengono incitati a farlo e sono i cittadini del futuro, che magari fra qualche anno avranno un porto d'armi). Poi, il fatto che fosse in cura da sette anni non vuol dire che non possa essere stato "manipolato" da menti più raffinate, e se legge attentamente il mio post e si spulcia i link troverà vari riferimenti (non smentiti) a piste investigative in tal senso. In più gli articoli che cita non cambiano quanto scritto nel precedente commento e già solo il fatto che qualcuno nella nostra Repubblica possa permettersi di scriverli (e poi qualcuno di Casapound -la faccia pulito di quei movimenti neogolpisti misti ai servizi- e non solo, forse aveva pensato che era giusto rimuoverli perché cancellare e magari riscrivere la storia è comodo, perché sarebbe facile non far vedere come si apologizza il fascismo e il nazismo((quello vecchio, e non quello "del terzo millennio")) nella loro "fogna" che anche se cambia la faccia e fa le missioni umanitarie in Africa per tenerla "pulita" è sempre quella che vuole cancellare la storia, il sangue e le sofferenze di milioni di persone tra rom, ebrei, omosessuali e tutti quelli che hanno patito ((magari con l'ipocrisia gattapordiana del nostro paese)) le sofferenze del nazifascismo - e forse qualche neofascio più o meno MASCHERATO si nasconde dietro l'anonimato per fare dei commenti e che, da strateghi della demagogia, continuano nell'opera di smorzamento dei toni e difesa di tesi che attentano alla democrazia che bisogna ancora costruire, e di cui ci sono fragili basi). Quindi neofascismo - follia + strategie DESTABILIZZANTI =
    stragi e violenza come tutte le dittature hanno fatto =
    neofascismo + strategie DESTABILIZZANTI + follia

    L'ATTENTATO ALLA DEMOCRAZIA DI CARTAPESTA, CHE SI VORREBBE FAR INVOLVERE IN UNA DITTATURA, NON CAMBIA!
    Concludo chiedendole dove l'avrei insultata ( a meno che non è uno di "estrema destra nazionaldemagogica" e quindi se la prende perché la chiamo "fascista che vien dalla fogna e puzza", e se fosse così difficilmente avrebbe le palle metaforiche di firmarsi perché i neofasci "del terzo millenio" and company sono anche più codardi di quelli vecchi e mentre idealizzano nuove ipotetiche marce su Roma sponsorizzate dal peggio della criminalità organizzata hanno coraggio solo quando indossano caschi o cappucci, come i loro "antagonisti" pseudo di sinistra). Se vuole chiarire davvero chi è e perché smorza i toni su questa immane tragedia (e il numero di ammazzati non c'entra nulla), abbia le palle metaforiche di firmarsi.

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  6. Smorzare i toni e cercare di allentare la tensione non significa essere neofascisti; significa, al contrario, cercare di evitare nuovi scontri e nuovi estremismi, in un senso o in un altro (anche l'estremismo di sinistra è pericoloso: la follia di Desdemona Lioce, benché lucidissima e mirata, era ugualmente devastante).
    Il neofascismo è quello che porta a dire "Casseri santo subito". Cosa che io mi guardo dal fare. Non capisco perché, per i militanti della sinistra estrema, tutti quelli che non la pensano esattamente come loro debbano essere bollati come neofascisti (né, per converso, perché per i cattolici chi non la pensa esattamente come loro debba essere automaticamente ateo).
    Ripeto: dire "Casseri santo subito" è neofascismo, anzi idiozia. Ipotizzare che le motivazioni del suo gesto possano essere state psichiatriche prima e più che ideologiche, no. Se poi la sua mano fosse stata armata da poteri occulti, allora si aprirebbero scenari da anni di piombo, da strategia della tensione. E questo diventerebbe uno dei tanti misteri italiani.
    Io preferisco non firmarmi perché la militanza è un campo minato, e io non milito; osservo e rifletto.
    Ad ogni modo, bellissimo blog. Diventerai un eccellente giornalista d'inchiesta. Dico sul serio.

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  7. Le basi della democrazia sono fragili ovunque. Ovunque impera il Capitale, al di là delle ideologie. Forse solo nel blocco sovietico l'Ideologia predominava sul Capitale. Ma sappiamo com'è finita. Il Comunismo ha fatto più morti di Hitler.

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  8. Invito a rileggere il mio commento precedente, avevo scritto:
    "hanno coraggio solo quando indossano caschi o cappucci, come i loro "antagonisti" pseudo di --------sinistra---------)" quindi mi risparmi la demagogia e il pippone sul comunismo e su "chi lo ha più duro" tra Stalin e Hitler, e NON dica che io sono di estrema sinistra.
    Seconda cosa: se lei non si firma non solo conferma di appartenere (magari solo idealmente e non "materialmente" a quella schiera di vecchi e nuovi nazi-fascismi), ma sembra proprio uno di quelli che "smorzano i toni" nel senso di dire che Casseri era "solo" un malato, nel senso di fornire la chiave di lettura "non prendiamocela con i razzisti come i neofasci e la Lega", altro che "osservatore", non certo nel senso di fomentare altri estremismi. sarò anche bravo caro "Mister X" ma lei si tenga le "Captatio Benevolentiae" e venga allo scoperto, oppure è uno di quelli che ha coraggio solo con un cappuccio in testa, una spranga in mano e una superiorità numerica che le garantisca una falsa "vittoria" contro la prima vittima che trova "all'arancia meccanica" ). dice "Io preferisco non firmarmi perché la militanza è un campo minato, e io non milito; osservo e rifletto" -a parte che questo "pseudo-slogan" della frase che ha scritto mischia militanza e anonimato a cazzo di cane ed è difficile trovare un vero senso, sembra proprio una cosa neodannuziesca che potrebbe essere presa da uno scritto "pacato e argomentato" o uno slogan tipo "più nemici più onore"- : ma se non milita perché allora non si firma? Quale paura ha? Che qualcuno la condanni per aver fatto un commento sul mio blog o che venga a galla per quello che è, anche se non lo ammette,, un fascista revisionista che vuole cancellare solo un pezzo della storia? Cosa avrebbe detto di così "osceno" da non potersi firmare, oppure lei in realtà è un addetto alla "pulizia della faccia" di Casapound, Casseri and co "mascherato"? Se non si firma il più bravo giornalista di inchiesta potrebbe benissimo credere che lei è un neo-nazi-demagogo-fascio, e magari lei è proprio uno di Casapound o de "La Runa" o di quell'orbita di movimenti e associazioni che più o meno manifestamente apologizzano il fascismo e provano a cambiare la storia, e che inoltre si nasconde dietro l'anonimato, perché quelli così, l'ho già spiegato quando hanno coraggio.
    Se è un fascio abbia il coraggio di uscire dalla fogna oppure rimanga nel suo "tanfo" e continui pure a mandare commenti anonimi.

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  9. Io direi "neo-dannunziano" e "captationes". Come che sia, sono decisamente dannunziano, in letteratura (D'Annunzio è disprezzato da chi non l'ha letto), e sul sito del Centro Studi La Runa ho trovato a volte articoli splendidi che nulla avevano a che fare con la politica, ma parlavano di letteratura, di filosofia, di esoterismo. Se questo significa automaticamente essere neofascisti, faccia lei.
    In ogni caso, fascio o non fascio, io sto effettivamente nelle fogne, e ci resto. Di tanfo non ne sento; ho il naso tappato da anni ormai. Non ho nulla da propagandare alla luce del sole, del resto. Nelle fogne si ha tempo, agio e silenzio per meditare. Come ben sa chi abbia letto "La tana" di Kafka, o le "Memorie del sottosuolo" di Dostoevskij.

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  10. E dice male "captationes" perché allora quando per esempio si dice i "film" o i "link" bisognerebbe dire i "links" e i "films", secondo questa logica. Io dico che nel 2012 il vostro stile risulta la brutta copia di quel copione pomposo-demagogico e fine a se stesso di D'Annunzio, che al regime ha dato un importante apporto culturale e materiale, salvo poi essere "relegato" dallo stesso regime a un ruolo marginale (si studi la storia -invece di provare a cambiarla- e la letteratura). Secondo, io non ho parlato solo del centro La Runa, ma ho fatto riferimento a una galassia di movimenti e associazioni che vuole preparare il terreno "socio-culturale" per diffondere ideologie xenofobe, fasciste, revisioniste e nazionaliste(come lo preparò D'Annunzio allora)e come testimonia lo scandaloso articolo su Romualdi (pubblicato, guarda caso, sia su ideodromo, thune e runa dall' "intellettuale" -avoglia- nero). State rintanati nelle fogne, "fascisti coraggiosi e anonimi" che tanto sarete tutti beccati per apologia del fascismo e ricostruzione del partito fascista o per altri crimini bestiali che commettete, insieme ai falsi anarchici e ribelli di sinistra che vanificano le vere lotte con violenza e devastazioni. Siete dei topi e dei vigliacchi, "non propagandate alla luce del sole" (E LO DITE PURE)perché siete solo codardi che aspirano al potere tramite la violenza, e spacciano questa voglia di potere per "lotte sociali".
    Lei non ha risposto a varie cose ma si limita solo a fare illazioni, ammetta per esempio che le frasi sulla militanza e sull'anonimato dietro cui si nasconde, che usa lei non vogliono dire un benemerito cazzo (e infatti lei non risponde a quello che faccio notare, ma cambia argomento perché probabilmente lei è un addetto alla "pulizia della faccia"!Va bene che non sente il tanfo, ma gli occhi li ha per leggere quanto è sterilmente demagogico?! E secondo me non è nemmeno uno di quelli che sta rintanato nelle fogne, io penso che sia proprio uno di CasaPound che nelle fogne ci vanno quando devono fare cose "anomale" -tipo la manifestazione di alcuni anni fa dove provarono, come al solito, a cambiare la storia diffondendo video che li dipingevano come le vittime(in quell'occasione c'era Blocco Studentesco per la precisione ma ne riporto altre nel link sotto perché per quanto si voglia pulirla la faccia è sporca) quando invece avevano assaltato dei ragazzini liceali inermi con cinte, spranghe ecc e con l'immancabile volto coperto degno del peggiore "black block", coraggiosi loro, e tanto "pacifici"! http://it.wikipedia.org/wiki/CasaPound#Scontri_ed_episodi_di_violenza

    lo ammetta caro mister x provocatore web-via.
    In più nel 2012 non abbiamo bisogno certo di esoterismo e di "maghi" o di "Vanna Marchi" prestate alla politica, abbiamo bisogno di nuove strategie che combattano le crisi e che aiutino il nostro paese a diventare realmente democratico, e non a tornare nel periodo che il "Mondo" ricorderà sempre come il più buio; e non abbiamo nemmeno bisogno dei violenti-cazzari revisionisti-provocatori anche via web, da veri fasci 2.0! Le dedico la canzone che trova cliccando l'immagine dell'uomo davanti alla tv(nella colonna sinistra del blog), e visto che il sito le piace allora si legga anche gli articoli dietro (compreso quello precedente sull'estrema destra se non lo ha letto tutto) perché ci troverà un po' di storia recente, quella reale e non quella che si "legge" nei canali delle fogne.

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  11. Lei è ben più prolisso, ripetitivo e logorroico di D'Annunzio, e assai meno elegante.
    Non voglio cambiare la storia (dalle fogne è un po' difficile). "La storia dura da sempre, senza un perché", come dice il poeta.
    Non è detto che chi sta nelle fogne sia per forza casapoundino. La merda è pluralista. Più di lei (che ci vuol poco).

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  12. Lei non risponde agli attacchi perché quando la demagogia degli estremisti come lei viene smascherata, vi sentite impotenti. D'Annunzio rivendicava e pubblicizzava le sue "gesta", mentre lei è un codardo che sa solo nascondersi dietro l'anonimato!

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  13. Io non ho gesta da mostrare, né gesta da nascondere. Non ho proprio gesta. Io sono l'Uomo Qualunque. Io sono Nessuno. E tutte queste parole, le sue come le mie, non significano assolutamente nulla.

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  14. non sei un uomo qualunque, sei un estremista di destra nazionaldemagogico. Le mie parole un significato lo hanno eccome, ma è lei che non sa leggere (oltre a scrivere demagogicamente a vanvera)

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  15. esci fuori dalla fogna e firmati, codardo "provocatore 2.0"

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  16. hai coraggio solo con un cappuccio in faccia vero? io me le posso immaginare le "tue" gesta e le "vostre" sono sotto gli occhi di tutti e non le cancellerete o distorcerete!

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  17. Ho come la sensazione che sia lei quello che perde facilmente la calma.

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  18. Brutto fascista di merda, io perdo la calma e tu sei il solito provocatore, in stile 2.0 però: lo vedi che parli a vanvera e hai esaurito gli argomenti? E che ho detto io?

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  19. Voglio proprio vedere se adesso rispondi!Codardi, ve ne state nascosti perché anche se vi raccontate una caterva di bugie sapete che siete solo dei violenti di merda e che volete solo il potere. La vostra demagogia sarà la vostra condanna, e la Storia che volete cancellare distruggerà definitivamente tutte le vostre cazzate e vi ricoprirà di valanghe di merda per l'eternità! Sapete essere violenti solo agendo "di nascosto" e in una superiorità numerica che vi garantisce le vostre impotenti vittorie di Pirro, estorte con il sangue! Siete peggio della MAFIA (e a volte conniventi a essa) e vi sapete nascondere solo dietro l'anonimato quando vi rode il culo perché la storia, nemmeno quella a breve termine, non riuscirete a cancellarla.

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  20. "E’ troppo comodo considerare Casseri come “il pazzo omicida/suicida di Firenze” per ridare nuovamente forza e legalità a Casa Pound, che per questo ha preso lo “stimato studioso” Casseri, che partecipava attivamente con la pubblicazione di articoli, saggi antisemiti e biografie di nazifascisti, e lo ha buttato nel cesso retrocedendolo da “intellettuale d’area” a “isolato simpatizzante”. Quei “bravi ragazzi” di Casa Pound possono continuare così la loro azione filantropica di revisionismo storico, xenofobia, pestaggi e devastazioni. Del resto sono in buona compagnia, numerose sono le associazioni culturali che rivendicano la libertà di far parlare dei castroni ignoranti come il, per fortuna estinto, sig. Pirina" da http://zapatapn.wordpress.com/2011/12/30/soffia-soffia-il-fuoco-avvampa-e-i-pompieri-sbagliano-estintore/

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  21. di FLORE MURARD-YOVANOVITCH Professor Fagioli, gli ultimi episodi di violenza razzista a Torino e Firenze sono il segnale di un ritorno del razzismo in Italia? Prima di tutto rifiuterei la parola "ritorno", perché il razzismo è sempre esistito in modo latente nella Storia. E nella destra, che sia "fascista", "nazista" o "leghista", c'è strutturalmente un pensiero fatto "a categorie". Perché essa riduce la realtà umana a realtà fisica e s'inventa, su semplici differenze fisiche, la stupidità delle razze, che in realtà sono inesistenti. Negli ultimi delitti efferati di Breivik a Oslo e di Casseri a Firenze, la recrudescenza del razzismo raggiunge livelli particolari. È una violenza lucida che va oltre il sadismo, che annulla la realtà umana dell'altro. Casseri uccide due senegalesi come si farebbe coi fagiani ad una "caccia": è il sintomo di un annullamento totale dell'umano. Purtroppo, nell'odierna analisi del razzismo è ancora difficile portare una nuova sapienza e parlare di malattia mentale; vogliono credere alla favola dei "buoni e dei cattivi", senza vedere che si tratta di sani o malati. Il razzismo è negazione, percezione delirante o "pulsione di annullamento"? Si può cercare di portare fenomeni sociali, storici, a un linguaggio psichiatrico, a un livello più profondo, che in generale nessuno coglie o vuole vedere. I termini che lei ricorda della mia Teoria non sono nuovi ma lo è il loro significato, perché si tratta di intuire, sentire la realtà invisibile, psichica, senza coscienza. Di recente, il suicidio di Lucio Magri ha riportato al cuore del dibattito la ricerca sulla depressione, se sia normale tristezza o malattia. In quel caso la diagnosi è difficile, essendo il comportamento della persona con la realtà cosciente pressoché perfetto. Ma nel caso di Casseri, non era semplice abbassamento dell'umore, è depressione che ha in sé il delirio. Ho fatto questo nesso, perché il pazzo solitario è espresshttp://www.radicali.it/20111230/percezione-delirante-sul-migrante-razzismo-malattia-mentale-intervista-m-fagioliione della cultura che c'è dietro. DA

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  22. http://www.radicali.it/20111230/percezione-delirante-sul-migrante-razzismo-malattia-mentale-intervista-m-fagioli

    perché il pazzo solitario è espressione della cultura che c'è dietro.

    Nella vignetta di Staino, "Bobo" di fronte alla fanciulla che gli chiede se Casseri è un pazzo, le risponde "ha studiato da ‘pazzo' in una tranquilla scuola nazista". La malattia mentale viene costantemente cancellata, sarebbe un modo di essere; e nella cultura di sinistra in particolare, la realtà umana è sempre stata pensata come normale pazzia, semplice scelta, libertà (vedi le terrificanti parole di Rossana Rossanda sulla scelta "coerente e libera" di Magri). Bisogna invece vedere la cultura di morte che si nasconde dietro gli anni 60 e l'esistenzialismo: la natura umana è pensata come naturalmente per la morte e per la distruzione. Ecco il contesto culturale in cui cresce la violenza. Me ne può dare una definizione chiara: per lo psichiatria che cos'è il razzismo? Il razzismo è legato alla visione superficiale dell'essere umano, come realtà percepibile solo nella veglia. In realtà queste cosiddette diversità di natura fisica (pelle, altezze, capelli e nasi tutti diversi) non costituiscono una "differenza": siamo tutti uguali, perché c'è un'immagine fondamentale dell'identità umana data alla nascita. L'unica "differenza" che esiste tra gli esseri umani sta nella struttura del pensiero interno, non cosciente: nella realtà umana interna. Il cardine della differenza assoluta essendo il rapporto uomo-donna, dove il desiderio non nasce dalla carenza (come si dice spesso), bensì dalla diversità e dal rapporto-interesse-visione dell'altro. Per il resto, nel modo di essere coscienti, siamo tutti uguali: nel rapporto sociale deve esistere l'uguaglianza assoluta. Perché il pensiero come razionalità, come scrive nel volume "Left 2008", fallisce nel riuscire "veramente a comprendere che gli esseri umani nascono tutti uguali"? Perché non c'è mai stato "il coraggio di guardare l'irrazionale umano"? Oltre le interpretazioni dei politologi, ho anche scritto che "invisibile, nella paura degli zingari, romeni, omosessuali, immigrati, carcerati, ci sia l'angoscia della parola Irrazionale, di ciò che non è ragione cosciente". Nel Logos occidentale da Platone alla Bibbia, esiste una storica distorsione del significato della parola irrazionale, erroneamente vista come il "pericoloso", "distruttivo", "violento"; persino ancora oggi, per la religione cristiana, come il "Male assoluto".

    Invece, il criminale come Breivik o Casseri, è proprio colui il cui irrazionale si è ammalato.

    Un irrazionale sano ci dà Picasso, Caravaggio, l'artista: la creatività che è solo degli esseri umani; un'identità non verbale che spesso solo gli artisti riescono a conservare... Ma questa è una verità sulla realtà umana che è vietato dire e pensare. Ai nostri confini avviene una quotidiana strage dei migranti che attraversano il Mediterraneo. Dietro quel lasciar naufragare... non c'è un lasciar "eliminare"?

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  23. Vigliacco! Allora è vero che i fascisti vogliono solo la violenza (protetti dai servizi e dalle loro azioni mascherate e codarde) e sanno solo provocare!

    Sul tuo linguaggio del cazzo e quello degli estremisti nazional-demagogici (che -come sei modesto- credi sia "elegante" come quello di D'Annunzio.

    http://it-it.facebook.com/pages/Discorsi-potenti/144345818946281?sk=app_111324165551617
    Cesso, rigenerazione, onore. Sono le parole del neofascismo
    Posted 12/16/2011 06:42 AM
    Il neofascismo è presente, è vivo ed è fra noi.

    Lo svitato Gianluca Casseri, che il 13 dicembre ha freddato i senegalesi Samb Modou e Diop Mor, ha riportato alla nostra attenzione il tema del neofascismo e dei suoi movimenti.

    Qual è il linguaggio di CasaPound, Forza Nuova, Militia? Navigando tra i siti e i blog di queste organizzazioni si nota uno stile di comunicazione apparentemente pacato ma che, improvvisamente, diventa estremo e diretto o, al contrario, aulico e altisonante.

    CasaPound urla in maiuscolo e con punto esclamativo:

    «COSTRUIREMO IL MONDO CHE VOGLIAMO!»

    e aggiunge un termine volutamente sopra le righe:

    «La vita così come ci è stata confezionata, la buttiamo nel cesso»

    FORZANUOVA, scritto in maiuscolo, fa appello a due vecchie conoscenze del fascismo: “Onore” e “Civiltà”.

    «FORZANUOVA chiama all'appello uomini e donne decisi a combattere le battaglie fondamentali dell’Onore e della Civiltà»

    Non manca la “rigenerazione” che non viene, tuttavia, associata alla parola “razza” ma più moderatamente ai “costumi” e al “popolo” :

    «FORZANUOVA opera per la rigenerazione dei buoni costumi del popolo»

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  24. mi sembra di arguire da quello che riporti qui che nessuno degli articoli postati da Casseri negli spazi web di CasaPound avesse toni razzisti. Tex? Giulio Cesare e l'ucronia dei romanzi fantastici? Sentenze di tribunali? Non vedo nulla di sospetto. A meno che tu non voglia mescolare (in buona fede?) in un unico calderone CasaPound, il suo ideodromo, articoli apparsi altrove e deliri dementi su facebook.

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  25. NON PRENDETE IN GIRO L'INTELLIGENZA DELLE PERSONE: GIANLUCA CASSERI ESALTA LA "RAZZA BIANCA" E LA RSI SU IDEODROMO e LA RUNA

    "arguisci" male caro Pierfrancesco perché per esempio riflessioni sopra una sentenza attenta alla nostra democrazia affermando che la repubblica di Salò -ossia il governo fantoccio dei nazisti- era l'unico vero legittimo (oltre a essere una castroneria che solo degli ignoranti-demagoghi-estremisti potevano pubblicare,è anche un'accozzaglia di sillogismi pseudogiurici che non significano nulla, se non la brutta copia di pubblicazioni di altri "intellettuali" neri,meglio argomentati e ugualmente fasulli storicamente). Per non parlare di quello su Romualdi DOVE SI ESALTA LA

    "RAZZA BIANCA"

    (pubblicato anche su "Ideodromo" di CasaPound che dice di essere un'associazione che fa volontariato in Africa, ma poi pubblica saggi dal sapore neonazista sulla "razza ariana" e sulle "radici dell'Europa", e quello che li pubblica va pure a fare una strage, e ancora non chiudono questa e le altre fogne, covi di xenofobia e nazifascismo che, con dolo o meno, lavano cervelli insani e non): questa è propaganda NEONAZIFASCISTA (anche se vorrebbe essere "mascherata" da scritto "intellettuale"). Quelli di "Casapound and company" sanno solo provocare e provano a cancellare la storia nei commenti,con i comunicati, con delle goffe comparsate televisive, ma tanto si vede che siete "provocatori 2.0" e neonazisti anche se lo nascondente!Toglietevi la maschera, VENITE FUORI DALLE FOGNE e firmatevi con nome e cognome, se avete il coraggio: oppure quelli con "più nemici più onore" sanno solo agire nell'ombra, nelle cantine, negli scantinati, quando devono picchiare studenti inermi e appoggiati dai servizi, altro che alla luce del sole come dice Iannone -"era uno scrittore di fantasy" (e che "fantasy", il "fantasy" sui manuali di storia e sul sangu della gente) di CasaPound, non ingannerete nessuno, siete la stessa fecce del ventennio e la storia vi cancellerà: non sarete voi a cancellarla!
    E non la cancelleranno nemmeno quelli che fomentano tutti gli estremismi, anche quelli di sinistra: scannatevi di estremismo e lasciateci costruire la nostra democrazia, invece di preparare il terreno per golpe e attentati. Andatevene, non c'è più posto per quelli come voi!

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  26. http://www.radicali.it/20111230/percezione-delirante-sul-migrante-razzismo-malattia-mentale-intervista-m-fagioli

    perché il pazzo solitario è espressione della cultura che c'è dietro.

    Nella vignetta di Staino, "Bobo" di fronte alla fanciulla che gli chiede se Casseri è un pazzo, le risponde "ha studiato da ‘pazzo' in una tranquilla scuola nazista

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  27. http://www.larena.it/stories/Home/320388_denuncia_contro_casa_pound_abusano_del_nome_di_p

    E visto che la figlia di Pound ha denunciato l'associazione per aver abusato del nome di suo padre -proprio dopo la strage di Casseri- l'articolo su Pound e le distorsioni storico letterarie di "Casapound and co" sono ancora più importanti da essere rese note, e immagino come vi rode il culo visto che vi ho anche inviato l'articolo tramite social network per dirvi direttamente che la storia non la cancellate e non potete fare quello che cazzo vi pare e non potete fare apologia del fascismo e propagandare le teorie della "RAZZA BIANCA" come se nulla fosse, luridi fascisti (e quindi apolitici e demagoghi) mascherati che non siete altro! Avete armato la mano di Casseri "moralmente", e potenzialmente lo state continuando a fare con altri, i covi di violenza e di pericoli per la democrazia VANNO CHIUSI!

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  28. dunque, l'analisi della sentenza che fa Casseri a me pare estremamente lucida. Non vedo dove siano i sillogismi forzati se è la lettera stessa della sentenza a dichiarare i soldati di Salò legittimi belligeranti: non occorre né fantasia né mistificazione, lo dicono direttamente i giudici (di un tribunale della repubblica asserita antifascista, ovviamente). Tu conosci quali sono i requisiti perché uno Stato venga riconosciuto come tale, in diritto internazionale? Non ci crederai, ma l'unico stato italiano che rispondeva a tutti i requisiti era la Repubblica Sociale (non certo il Regno del Sud, quello sì stato fantoccio degli americani, incapace perfino di battere moneta).
    Puoi anche ritenere una castroneria l'interpretazione di Casseri e/o la sentenza dei giudici, ciò non toglie che questa analisi possa trovare legittima cittadinanza in qualsivoglia sito internet o pubblicazione senza per questo gridare allo scandalo.
    Quanto a Romualdi (figlio), è pensatore di troppo alto lignaggio (e di enorme erudizione) per ridurlo a teorie sulla razza bianca che non ha mai propugnato -né lui né Casseri- nei termini che si evincono erroneamente qui. A parte che Romualdi parlava di Indo-Ari e non di "bianchi"... e sì, anche di radici dell'Europa... cioè le nostre radici... scopro oggi essere razzista e nazista sapere chi siamo e da dove veniamo. Ce ne faremo una ragione.

    Della figlia di Pound e della sua ridicolmente pretestuosa azione legale preferisco non dir nulla, per rispetto dell'età della signora e del nome che portava.

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  29. Forse lei è ancora più “folle” del lucido criminale Casseri e secondo me non ha nemmeno letto il suo articolo. Lei (ammesso che sia solo uno, ma tanto la pensate tutti alla stessa maniera) continua a nascondersi dietro l'anonimato anche se adesso ha un profilo senza cognome e che non riconduce a nulla a differenza dei miei verificabili da tutti ciccandoci su e che firmo il blog, chiunque potrebbe inventarsi (il che la dice lunga su come agiscono quelli di CasaPound and company, che hanno ricevuto gli articoli perché inviati da me anche a loro via twitter @tomatorepublic).

    LE CAZZATE REVISIONISTE CONTENUTE IN QUELLA SENTENZA SONO STATE GIà SCARTATE E SMENTITE AMPIAMENTE, CON ARGOMENTAZIONI RIGOROSE, BEN PIù RIGOROSE DI QUELLE DELLA SUA FOGNA POLITICA DA CUI "CASSERI" HA SCOPIAZZATO - LEGGETE IGNORANTI CHE CON FRASI SEMPLICI E A EFFETTO “CAZZO DI CANE D’ANNUNZIO POUND ANTANI CON LO SCALPELLAMENTO TRUCIDO” NASCONDETE LA STORIA (e osi darmi del “tu”, coglione codardo che si nasconde dietro l’anonimato, chiedendomi se conosco il diritto internazionale quando tu nemmeno hai capito quanto è enorme la castroneria (se non illegale) che andate propagandando:



    ALLEANZA NAZIONALE (che alcuni di voi considerano traditori) aveva presentato anche una proposta di legge sei anni fa in tal proposito)

    -grazie che mi date l'occasione di parlarne, così anche i commenti contribuiranno all'indicizzazione-piazzamento di questo articolo (ho notato dalle statistiche che qualcuno si cerca le parole scritte da sé tipo (“articoli pacati e argomentati” per trovare l’articolo) e si cominceranno ad anticipare tante cose che riguardano la vostra "arte" propedeutica a guerra e violenza E SU CUI, MI DISPIACE PER QUELLI DI VOI INTENTI IN AZIONI DI “RIPULITURA”, si terrà alta l’attenzione, garantito!-



    Questa la proposta di legge, di seguito le argomentazioni che smontano la sentenza delle “TOGHE NERE”-altro che rosse- sulla legione tagliamento e il disegno legge che goffamente la pone a unico fondamento e che tralascia tutti gli altri indirizzi giuridici:
    “Riconoscimento dello status di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare nella Repubblica sociale italiana”
    http://legxven.camera.it/_dati/lavori/schedela/apriTelecomandoframe_wai.asp?codice=15PDL0026870

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  30. http://www.uonna.it/nota-sul-disegno-legge-2244.htm
    Militi della rsi "militari belligeranti"? Pretesa infondata
    Per ribadire e motivare l’assoluta contrarietà all’approvazione del disegno di legge n. 2244-A (fatto proprio da Alleanza Nazionale) relativo al riconoscimento quali belligeranti dei militari della r.s.i. – e la cui approvazione costituirebbe un autentico strappo al diritto internazionale e costituzionale oltre che alla storia della Liberazione del nostro Paese – è stato elaborato uno studio con il contributo, fra gli altri, del prof. Giovanni Conso e del prof. Giuliano Vassalli (presidenti emeriti della Corte Costituzionale) e di Raimondo Ricci (Vice Presidente nazionale dell’ANPI).
    (…)

    Il contrasto ----------sopra delineato fra l’isolata voce della sentenza del Tribunale supremo militare del 1954 e --------------------------tutto l’orientamento delle corti di merito e della suprema Corte di Cassazione anche a Sezioni Unite (orientamento che viene del tutto ignorato nella relazione al disegno di legge in questione)------------------------------------ non può che essere risolto considerando la piena legittimità delle già citate disposizioni di legge emanate dal legittimo Governo italiano (decreto legislativo luogotenenziale 27 luglio 1944 n. 159), incriminatrici del collaborazionismo con il tedesco invasore, in forza delle quali i cittadini italiani comunque militarmente inquadrati che abbiano prestato "aiuto militare al nemico" o "aiuto al nemico nei suoi disegni politici" sono responsabili di reati punibili a sensi del C.p. mil. guerra.

    Ciò esclude in radice che i suddetti cittadini in quanto da considerare ribelli nei confronti dello Stato legittimo, che su di essi ha giurisdizione, possano essere invece considerati militari belligeranti, per di più, se pur a distanza di molto tempo, con un provvedimento legislativo emanato da quello stesso Stato legittimo che su di essi continua ad avere giurisdizione. La sentenza del 1954 del Tribunale supremo militare afferma a un certo punto che "non è possibile concepire che tali forze (militari di Salò) avessero detta caratteristica (di belligeranti) solo di fronte agli Alleati e non al cospetto dei cobelligeranti italiani". Anche ammettendo, il che ----------------------------è tutto da dimostrare, che la qualità di belligerante dei militari della Repubblica di Salò fosse ammissibile nei confronti degli Alleati, operare l’equiparazione sopra riportata porterebbe a una totale parificazione tra coloro che si batterono agli ordini del Governo legittimo e coloro che si batterono sotto la bandiera della Repubblica di Salò: ed è questo che creerebbe un conflitto non sanabile tra la legislazione dello Stato legittimo e quella di un ----------------------------governo di puro fatto--------------------------------------, definito per -----------------------------------------decenni dalla giurisprudenza italiana come "governo fantoccio" GOVERNO FANTOCCIO al servizio del tedesco invasore e privo di ogni legittimità.

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  31. Vi è infine da domandarsi se sia possibile recepire in una legge italiana, per uniformarvisi, l’espressione di
    un isolato orientamento giurisprudenziale del Tribunale supremo militare, in contrapposizione totale a una lunga e costante giurisprudenza della Corte di Cassazione. La citata sentenza 26 aprile 1954 del Tribunale supremo militare ha sin dalle prime righe il carattere assai più di manifesto politico -TOGHE NERE ndpummarola- che di una decisione giudiziaria.
    Essa sostanzialmente parifica, quanto a efficacia dei relativi atti e quanto a posizione sia sul piano interno che sul piano internazionale, il Governo legittimo del "Regno del Sud" e quello della Repubblica Sociale sorto tra il 23 settembre e il 5 novembre 1943 nel territorio militarmente occupato dalla Germania (Ordinanza n. 1 dell’11 settembre 1943 del M.llo Kesselring); mentre è noto che sia secondo i canoni del diritto pubblico interno sia secondo quelli del diritto internazionale, il Governo legittimo mantiene la propria sovranità legale sul territorio occupato dal nemico fino a una eventuale debellatio o a un eventuale trattato internazionale che modifichi i confini.
    Concludendo, il disegno di legge in questione si trova in un conflitto insanabile con
    l’ordinamento giuridico vigente in Italia,
    con il diritto internazionale,
    con la stessa Costituzione
    e con la verità storica.
    A parte la dirimente questione generale sopra esaminata destano gravi perplessità, nel disegno di legge approvato dalla Commissione Difesa del Senato in sede referente, alcuni aspetti particolari fra i quali la incertezza di contenuti dell’art. 1, dove si dice che

    --------------------------------------- "i soldati, i sottufficiali e gli ufficiali che prestarono servizio nella Repubblica sociale italiana (RSI) sono considerati a tutti gli effetti ------------------------------militari belligeranti"-----------------------------------.
    Tale dizione non coincide con quella del titolo di provvedimento, che parla – come si è visto – di "riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell’esercito della Repubblica sociale italiana". Ora, la Repubblica sociale ebbe, oltre che un esercito, anche una marina, una aeronautica e una guardia di finanza e par chiaro che anche agli appartenenti a queste armi dovrebbe estendersi, a mente del disegno di legge, l’eventuale riconoscimento di belligerante. Ma che dire degli appartenenti alle "brigate nere" (nella denominazione completa "corpo ausiliario delle squadre di azione delle brigate nere"), il cui compito era fissato nell’art. 7 del decreto istitutivo 30 giugno 1944 n. 446 (della RSI) in quello del "combattimento per la difesa dell’ordine della Repubblica sociale italiana, per la lotta contro i banditi e i fuori legge e per la liquidazione degli eventuali nuclei di paracadutisti nemici"? o degli appartenenti alla Guardia nazionale repubblicana (istituita anch’essa – decreto legislativo del duce 24 dicembre 1943 n. 9 – con "compiti di polizia interna e militare") o a formazioni volontarie quali le

    "SS italiane"

    e altre, che svolsero soltanto funzioni di polizia e di formazione di plotoni di esecuzione o di impiccagione di partigiani?
    Si profila qui un’ambiguità interna al disegno di legge in esame in quanto, non facendo esso riferimento nel testo, come invece nel titolo, a un esercito, apre la strada a interpretazioni estensive intollerabili oltre che illogiche."

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  32. http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=7102

    Difendiamo i giovani dal falso storico legalizzato!


    Gruppo docenti e personale ITIS Ist. Volterra - 28-03-2005

    Fatto proprio da esponenti di AN, è in discussione il disegno di legge n° 2244 dal titolo "Riconoscimento della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell’esercito della Repubblica sociale italiana (RSI)".

    Approvato in sede referente dalla Commissione Difesa del Senato (19/5/2004), il testo del ddl è questo:

    Art. 1.
    1. I soldati, i sottufficiali e gli ufficiali che prestarono servizio nella Repubblica sociale italiana (RSI) sono considerati a tutti gli effetti militari belligeranti, equiparati a quanti prestarono servizio nei diversi eserciti dei Paesi tra loro in conflitto durante la seconda guerra mondiale.
    E le cito anche un articolo di un giornale di “pseudo destra” (come voi d’altronde, più o meno violenti tutti la stessa feccia e l’attuale direttore berlusconiano fu anche estremista di sinistra http://www.ilfoglio.org/321/E_vogliono_chiamarli_repubblichini.htm )
    Non ci mancano i “rafanielli” http://home.rifondazione.it/xisttest/content/view/4425/458/


    Sull'azione legale della figlia di Pound non parla perché l'articolo di Casseri potrebbe essere un'ulteriore prova di come usate indebitamente il nome del poeta (che strumentalizzate come il fantasy a fini nazisti o demagogici). Codardi, state nelle fogne che il Mondo non vi vuole!

    L'articolo su Romualdi pubblicato su Ideodromo di CasaPound (e non solo, anche su Thule Italia insieme alla "Gioventù di Hitler" e su "La RUna") mascherandosi con "toni" esoterici -usati come pretesto letterario- inneggia al nazifascismo e alle teorie della

    "RAZZA BIANCA”

    (è scritto proprio così "razza bianca"), forse qualcuno potrà dire "non palesemente", ma io invece dico di sì, eccome! vedi che non hai nemmeno letto cazzone CHE INSULTERò FINO A QUANDO NON LA FINIRà DI FARE QUESTI VILI ATTACCHI ALLA NOSTRA DEMOCRAZIA “DEI POMODORI” IN MANIERA ANONIMA E SENZA FIRMARSI CON NOME E COGNOME!),
    Sarò anche poco elegante e schifo profondamente l’ “abbellire” portato all’estremo a scapito del contenuto di dannunziana maniera, ma io argomento le cose che dico, voi invece siete solo una massa di coglioni, codardi e picchiatori (tra l’altro di nascosto perché non avete le palle di picchiare alla luce del sole) che si credono scrittori e filantropi (ma solo quelli più esaltati lo credono sul serio, gli altri vogliono solo potere e basta, e cambierebbero casacca da un giorno all'altro se potessero farlo).


    Stupido, ignorante e sillogista tu: cacciate delle argomentazioni che almeno “sembrino” serie, altrimenti tra le vostre file ci possono essere solo gli stupidi e le capre, con tutto il rispetto per le povere pecore (uhm, codardi pecore…) e invece di cancellare la storia dimostrerete quanto siete spacconi e come non vi documentate, ma ripetete a pappagallo le cose come faceva Casseri e come fanno i finti antagonisti di sinistra.

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  33. Secondo me in questa tua frase si potrebbe rintracciare una qualche forma di apologia del fascismo, forse non a livello giuridico-formale, ma dovresti pulirti la merda dalle dita prima di battere sulla tastiera frasi di questo tenore che minano la nostra già fragile democrazia, e dovresti assumertene le responsabilità firmandoti: “ Non ci crederai, ma l'unico stato italiano che rispondeva a tutti i requisiti era la Repubblica Sociale (non certo il Regno del Sud, quello sì stato fantoccio degli americani, incapace perfino di battere moneta).
    Puoi anche ritenere una castroneria l'interpretazione di Casseri e/o la sentenza dei giudici, ciò non toglie che questa analisi possa trovare legittima cittadinanza in qualsivoglia sito internet o pubblicazione senza per questo gridare allo scandalo.”
    Secondo me è uno scandalo eccome! E non lo dico io che è una castroneria, ma lo dice la normativa vigente e la storia, e non certo voi che sulla base di una sentenza “fantoccio” volete riscriverla e attentate al percorso democratico del nostro paese che purtroppo ancora non inizia, e fatica anche per le merde nazifasciste-revisioniste come voi, che tanto si stanno spendendo per ripulirsi la faccia –non solo Casapound ma anche Thule Italia e tutta la galassia di movimenti neri- e per ricostruire di nascosto –compreso politici in parlamento come i leghisti che spiegano l’infiltrazione fascista tipo Borghezio - un partito come quello fascista http://larepubblicadeipomodori.blogspot.com/2011/07/borghezio-il-leghista-di-copertura.html .

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  34. Conservatevi i commenti per i prossimi articoli sugli estremismi mascherati (pure male) e state zitti zitti nelle fogne, da bravi filosofi-aspiranti golpisti! Oppure fate vedere quanto siete arditi e cacciate nome e cognome, altrimenti quello che si scrive non ha valore: troppo facile per chi vuole fare il duro e l'avventuroso

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